Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 19:26
In evidenzaAggiornato alle ore 19:26
Cronaca giudiziaria

“Vi conviene non parlare”. L’avvertimento ai bombaroli prima dell’interrogatorio. Poi gli schiaffi a Lavitola

Due sere prima dell’interrogatorio, le minacce ai due esecutori dell’attentato al giornalista. Intanto i legali di Lavitola fanno sapere che l’imprenditore “Sta bene e non presenta segni di percosse”

L’avvertimento ai bombaroli due sere prima dell’interrogatorio: “Abbiamo saputo dei telegiornali che avete intenzione di parlare, vi conviene non rendere dichiarazione spontanee”. Sono queste le minacce shock che un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia ha rivolto nei confronti di due degli esecutori materiali, Antonio Passarello e Pellegrino d’Avino, secondo quanto riportato nei verbali interrogatorio che siamo stati in grado di visionare.

Ma c’è di più, perché questa data coincide, sempre quanto risulta agli atti, con il pestaggio avvenuto nel cortile del medesimo istituto penitenziario durante l’ora d’aria di Valter Lavitola. Quest’ultimo infatti, in occasione dell’udienza che si terrà presso il Tribunale del riesame il 7 settembre, sarà disponibile a rendere dichiarazioni spontanee per chiarire i numerosi dubbi degli inquirenti, soprattutto riguardo il movente che lo ha spinto a organizzare l’attentato contro Sigfrido Ranucci.

Intanto, gli avvocati dell’imprenditore, Sergio e Arturo Cola, fanno sapere che Valter Lavitola “sta bene e non presenta segni di percosse”. I legali hanno annunciato di voler chiedere alla Procura della Repubblica “una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia relativa alla presunta aggressione subita”.

La banda minacciata: “Schiaffi a Lavitola”

La richiesta dei legali alla Procura

Il nodo, dunque, è ricostruire quanto sarebbe accaduto all’interno dell’istituto penitenziario. Per farlo, i legali intendono acquisire informazioni sulla documentazione eventualmente redatta dalla polizia penitenziaria in relazione alla presunta aggressione.

“L’attuale detenzione di Lavitola in un reparto di alta sicurezza ove sono ristretti soggetti accusati o condannati per reati di mafia - aggiungono Sergio e Arturo Cola - rende evidente che lo stesso è esposto ai medesimi pericoli per la propria incolumità che avrebbero causato la presunta aggressione”.

“L’unico modo di accertare la verità”

Secondo i difensori, quindi, la ricostruzione dei fatti dovrà passare dagli atti ufficiali e dalle verifiche condotte all’interno del carcere.

“Pertanto, l’unico modo di accertare la verità è quello di affidarsi ai pubblici ufficiali in servizio presso il carcere di Rebibbia”, concludono i legali dell’imprenditore.

Fonti Dap: “Nessuna aggressione a Lavitola”

La risposta non è tardata ad arrivare. Secondo quanto si apprende da fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, non ci sarebbe stata alcuna aggressione nel carcere di Rebibbia nei confronti del detenuto Valter Lavitola.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.