A Ceuta è allarme sicurezza. L’exclave è nel caos e sebbene i quartieri centrali siano stati ripuliti per sorreggere la narrazione del “è tutto a posto”, nei quartieri periferici la situazione è ben diversa e la pressione migratoria altissima. Sono passati 7 giorni dall’invasione di Ceuta ma, come denuncia il presidente della città autonoma, la situazione continua a essere emergenziale. Non è solo percezione, come si direbbe da certe parti in Italia, perché le forze dell’ordine hanno rinvenuto anche armi nascoste nei boschi attorno alla città e i coltelli fanno bella vista nei video che rimbalzano sul web. Ma non c’è solo questo, perché nelle ultime ore sono stati segnalati numerosi stupri ai danni delle (poche) donne che hanno attraversato il confine illegalmente e che in questi giorni trovano riparo insieme al resto degli irregolari, tra la spiaggia e la strada.
Le residenti di Ceuta hanno lanciato l’allarme nell’immediato e sono costrette a non uscire da sole e a tornare a casa a una certa ora, evitare certe zone, per non essere una facile preda. Ma le donne che vivono la strada in questi giorni, anche se il governo spagnolo rassicura che è tutto a posto, devono fare i conti con i continui assalti sessuali. Una donna che ha passato il confine di Ceuta con la figlia piccola ha raccontato che un uomo “si era inizialmente offerto di ospitarci” ma poi “ha cercato di abusare” la minore. Rajaa, una donna del quartiere El Principe, ha raccontato a El Mundo di aver accolto in casa sua una adolescente di Agadir, che gridava per la strada. Inizialmente pensava a una rissa ma poi sua figlia l’ha avvertita che “diversi uomini stavano abusando di una ragazzina”.
A quel punto Rajaa è “uscita di corsa da casa e ho iniziato a urlare contro quei figli di puttana. Erano cinque uomini adulti, tra i 30 e i 35 anni, conosciuti del quartiere”. Dopo l’accaduto la donna si è messa in contatto con la madre dell’adolescente ad Agadir: “Preferisco che la tenga tu. Io voglio farmi la mia vita”. Pare che la donna faccia la prostituta e non si interessi della ragazzina. Lei è parte della comunità musulmana di Ceuta e attribuisce quanto accaduto ai “figli di puttana del re del Marocco, Trump e Netanyahu”. Sulla spiaggia, invece, tra una moschea improvvisata e i falò, ci sono i subsahariani, anche loro penetrati illegalmente dal Marocco durante la crisi migratoria: “Pensiamo che la Spagna sia il miglior Paese al mondo per emigrare. Crediamo che la Spagna sarà all’altezza. Per questo manteniamo la calma, ma abbiamo bisogno che qualcuno ci dica cosa possiamo fare perché siamo così da una settimana sulla spiaggia. La Spagna dice di aver bisogno di lavoratori e qui ci sono ingegneri, psicologi e gente che ha studiato all’università e ha un master”. Le voci sulle politiche spagnole, evidentemente, corrono veloci.
