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Cronaca internazionale

Allarmi bomba nei cieli europei: cos’è il fenomeno dello “swatting”

Si battono alcune piste per cercare di comprendere cosa accade quotidianamente dal 3 novembre: terrore su alcune tratte aeree, di cosa si tratta

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Quanto avviene ormai da oltre 48 ore è un fenomeno del tutto nuovo nella sua frequenza e intensità. Ci riferiamo ovviamente agli allarme bomba che fino a questo momento hanno interessato almeno 18 voli aerei commerciali, alcuni dei quali diretti (e decollati) nel nostro Paese ma dirottati altrove per tutti i controlli del caso.

Cos’è lo “swatting”

In queste ore gli investigatori sono a lavoro per risalire agli autori del caos. Già in alcuni casi (due in particolare) è stato appurato che dietro i falsi allarme bomba si nascondono i “Combattenti dello stato maschile” che rivendicano il terrore seminato raccontando di aver piazzato ordigni esplosivi. Tra le piste più accreditate per provare a comprendere cosa sta accadendo c’è il fenomeno dello “swatting”, ovvero è una forma pericolosa di molestia criminale e un reato federale/statale che consiste nell’effettuare una falsa segnalazione di emergenza per ingannare gli operatori del centralino e indurli a inviare una pattuglia armata di polizia o un’unità Swat (Special Weapons and Tactics) all’indirizzo di una vittima ignara.

In questo caso, non si parla della singola persona ma di un’intera collettività visto che gli allarmi bomba, per adesso tutti fasulli, hanno interessato diverse compagnie aeree con a bordo centinaia di passeggeri. Lo swatting, fino a questo momento, è avvenuto tramite email criptate e telefonate che non sono state rintracciate. I responsabili contattano i servizi di emergenza o le linee di emergenza locali affermando che è in corso un’emergenza violenta e ad alto rischio, come una sparatoria, una situazione con ostaggi, una minaccia di bomba o una persona armata e con intenti suicidi.

Chi pratica lo “swatting” usa falsificare l’ID chiamante, i servizi Voice over Internet Protocol (VoIP) e software di alterazione vocale per nascondere la propria vera identità e posizione per non essere rintracciato.

Le altre ipotesi in campo

Il tema è capire chi si cela dietro allo “swatting”. Secondo la società Osprey Flight Solutions che aiuta e segue da vicino le grandi aziende a lavorare in sicurezza, ai propri clienti avrebbe comunicato che”la frequenza delle minacce è tale da suggerire “un collegamento tra loro” e che alla base ci sarebbe il lavoro di “un individuo o un gruppo. L’assenza di un obiettivo sicuro - uno Stato, un aeroporto, una compagnia - indica che l’obiettivo è creare disagio alla connettività aerea”, spiega la società al Corriere della Sera. Tra i Paesi maggiormente indiziati da dove nascerebbero gli allarmi bomba, ci sarebbero Russia e le nazioni “simpatizzanti”.

Non si possono nemmeno escludere, tra le ipotesi che si formulano in questa fase, azioni informatiche automatiche che sono gestite da botnet, ossia rete di dispositivi connessi a internet (come PC, smartphone) infettati da un malware e controllati a distanza da un singolo utente malintenzionato. Infine, si ipotizza che dietro agli allarmi bomba possano celarsi ritorsioni per la situazione in Medio Oriente.

Quali sono i costi

Un aggravio di spese per le compagnie aeree coinvolte: secondo i dati di Eurocontrol, tutte le volte che viene dirottato un volo aereo come avvenuto più volte nelle ultime ore, le cifre sborsate variano tra 55 e 75 mila euro. Se, invece, a essere coinvolto è un volo a lungo raggio o intercontinentale, la cifra può anche superare 150 mila euro.

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