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Il “Battaglione Monaco”, l’élite ucraina in Riviera che Kiev non perdona

Dagli oligarchi ai deputati dell’ex area filorussa: chi sono i potenti ucraini finiti sotto accusa per essersi rifugiati tra Monaco e Costa Azzurra mentre il Paese combatteva l’invasione russa

Il “Battaglione Monaco”, l’élite ucraina in Riviera che Kiev non perdona
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Il “Battaglione Monaco” sembrerebbe un reparto militare, bensì è un’etichetta nata nella stampa ucraina per indicare un gruppo di imprenditori, oligarchi, ex funzionari e politici ucraini avvistati tra il Principato di Monaco, Nizza e la Costa Azzurra dopo l’invasione russa del 2022.

La definizione, coniata in senso sarcastico da Ukrainska Pravda, è diventata il simbolo di una frattura profonda: da una parte un Paese mobilitato, dall’altra una fascia di élite accusata di aver messo al sicuro patrimoni, famiglie e relazioni all’estero. Il Bureau statale d’investigazione ucraino ha aperto in questi anni verifiche su oltre 80 persone legate all’inchiesta giornalistica, per accertare la legalità dell’uscita dall’Ucraina durante la legge marziale.

Un nome nato come accusa morale

Il caso è esploso nell’agosto 2022, quando Ukrainska Pravda documentò la presenza in Riviera di figure come Hryhoriy e Ihor Surkis, Vadym Stolar, Vadim Ermolaiev e Kostiantyn Zhevago. Le Monde ha poi ricostruito come alcune famiglie dell’élite ucraina si fossero stabilite sulla Costa Azzurra, distinguendole dai profughi comuni arrivati in Francia dopo l’invasione.

La formula “Battaglione Monaco” funziona proprio per contrasto: non soldati al fronte, ma uomini ricchi e influenti in una delle aree più lussuose d’Europa. Per Kiev, il tema non è solo morale. Riguarda la legalità dell’espatrio, i rapporti con ambienti filorussi, le vecchie reti dell’oligarchia ucraina e la capacità dello Stato di colpire quella zona grigia che per anni ha oscillato tra politica, affari, sport, offshore e influenza russa.

Gli otto nomi della zona grigia

Tra i nomi più citati c’è proprio Vadim Ermolaev, sanzionato dall’Ucraina nel 2023 per presunti legami economici con la Russia e attività in Crimea occupata. Ci sono poi i fratelli Ihor e Hryhoriy Surkis. Ihor è lo storico presidente della Dinamo Kiev; Hryhoriy è imprenditore, ex deputato e figura di lungo corso del calcio ucraino. Nell’inchiesta originaria furono indicati tra i volti più riconoscibili del gruppo avvistato tra Monaco e Nizza.

E poi ancora, Vadym Stolar, costruttore e deputato eletto con la piattaforma filorussa OPZZh, poi bandita in Ucraina. Ukrainska Pravda riferì nel 2023 che Stolar aveva lasciato nuovamente il Paese pochi giorni dopo essere rientrato. La SBU, il servizio di sicurezza ucraino, ha anche condotto verifiche su aziende a lui collegate nell’ambito di indagini su riciclaggio e legami con soggetti sanzionati.

Accanto a lui compare Ihor Abramovych, anche lui ex area OPZZh, indicato nelle ricostruzioni ucraine tra i politici finiti nel mirino per la permanenza all’estero durante la guerra. Kostiantyn Zhevago, magnate del ferro e principale azionista di Ferrexpo, ha invece un profilo giudiziario più definito: arrestato in Francia nel 2022 su richiesta di Kiev, è stato oggetto di una domanda di estradizione per accuse legate al collasso della banca Finance & Credit, accuse che lui nega. Una corte francese ne ha poi respinto l’estradizione

Meno noti al pubblico internazionale sono Serhiy Vyazmikin, ex alto funzionario della polizia economica ucraina, e Vladyslav Gelzin, imprenditore ed ex presidente dell’Olimpik Donetsk. La loro presenza nella lista contribuisce a rendere il “Battaglione Monaco” non solo un dossier sugli oligarchi, ma una fotografia dell’intreccio tra vecchie élite politiche, apparati statali, calcio, affari e reti nate prima della guerra.

Perché Kiev vuole chiudere i conti

Il punto politico è che il “Battaglione Monaco” è diventato un simbolo della guerra interna dell’Ucraina contro il vecchio sistema oligarchico. Non tutti i nomi citati hanno la stessa posizione giudiziaria, e non tutti sono formalmente accusati degli stessi reati. Ma l’etichetta li accomuna in una percezione pubblica: quella di un’élite che ha beneficiato dell’Ucraina, spesso muovendosi in rapporti ambigui con il mondo russo o filorusso, e che nel momento più drammatico avrebbe scelto la sicurezza della Riviera.

Per questo Kiev punta a distinguere tra responsabilità penali, sanzioni economiche e responsabilità politica. Nel caso Ermolaev pesano le sanzioni ucraine del 2023; nel caso Zhevago le accuse di frode bancaria e la lunga battaglia giudiziaria con Kiev; nel caso Stolar e Abramovych il nodo è l’appartenenza all’ex galassia OPZZh, bandita dopo l’invasione russa.

Nel loro insieme, questi nomi raccontano la trasformazione della

guerra ucraina in una resa dei conti con le sue zone grigie: non solo contro Mosca al fronte, ma contro chi, dentro l’Ucraina, viene percepito come parte di un vecchio ordine opaco, filorusso o semplicemente intoccabile.

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