Per giorni una parte del racconto sull’assalto a Ceuta si è concentrata sui ragazzi in cerca di futuro, sui possibili aspiranti ingegneri e persino sugli eredi di Lamine Yamal. Una rappresentazione consolatoria che non restituisce per intero la composizione delle decine di migliaia di persone – 72 mila secondo gli ultimi report – entrate illegalmente nell’enclave spagnola.
Tra coloro che hanno attraversato la frontiera, infatti, ci sarebbero anche cittadini marocchini già condannati in Spagna per gravi crimini, espulsi dal Paese e sottoposti al divieto di rientro. A riferirlo è Ok Diario, secondo cui alcuni di questi giovani – tutti uomini di circa vent’anni – sarebbero riusciti a tornare sul territorio spagnolo approfittando dell’imponente ondata migratoria che ha travolto Ceuta.
Una parte è stata individuata nel porto della città autonoma mentre tentava di imbarcarsi verso la Penisola. Dai controlli sarebbero emersi i precedenti provvedimenti di espulsione e il divieto di ingresso, violato con il nuovo attraversamento della frontiera. L’autorità giudiziaria ne ha quindi disposto il trasferimento nel carcere di Ceuta, dove rimarranno in custodia cautelare in attesa delle decisioni dei magistrati.
Altri ingressi in prigione sarebbero invece legati ai disordini scoppiati nelle strade nei giorni successivi all’assalto. Tra i casi segnalati figura anche quello di un marocchino accusato di avere accoltellato un connazionale al termine di una lite. Nel complesso, secondo il portale, sarebbero soltanto sette le persone finite finora nel penitenziario cittadino, nonostante le aggressioni, le risse, i tentativi di occupazione e gli assalti ai supermercati denunciati e documentati durante le ore più caotiche dell’assalto.
Un numero considerato sorprendentemente basso dal sindacato penitenziario Tu abandono me puede matar (TAMPM), che sostiene di avere atteso un afflusso ben più consistente di detenuti. Lo stesso sindacato denuncia inoltre l’assenza di protocolli specifici e di indicazioni al personale per affrontare un eventuale aumento improvviso degli ingressi in carcere.
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Naturalmente, la presenza di persone con precedenti o coinvolte in episodi violenti non permette di considerare criminali tutti coloro che sono entrati a Ceuta. Ma impedisce anche di raccontare l’accaduto attraverso una favola a senso unico, con l’obiettivo di attaccare coloro che si oppongono all’immigrazione senza regole e di difendere il premier Sanchez, in questo momento impegnato a godersi le vacanze a Lanzarote. Nell’immensa massa che ha forzato la frontiera non c’erano soltanto giovani promesse, lavoratori qualificati in attesa di essere scoperti o futuri campioni del Barcellona. C’erano anche soggetti già espulsi dalla Spagna, tornati violando un divieto e nuovamente finiti davanti a un giudice. Un dettaglio meno edificante, ma necessario per comprendere che cosa sia realmente accaduto.
















