Costretto a mangiare in piedi con le mani. Quattro giorni in carcere in isolamento, altri 70 giorni in riformatorio. Per 35 giorni in cella 22 ore al giorno senza possibilità di comunicare con nessuno. Tutto per uno stupido scherzo telefonico fatto il 25 maggio a una scuola secondaria di Mosta, a Malta. Accusa ancora tutta da dimostrare. Eppure il giudice nella prima udienza respinge il rilascio su cauzione dell’imputato, Flavio Santoiemma, 15 anni appena, per il rischio di inquinamento delle prove e di influenza sui testimoni. Insomma, il ragazzino, accusato di procurato allarme, resta dietro le sbarre. Non accade in Iran ma in un Paese dell’Ue. «Nostro figlio è in isolamento da settanta giorni nel carcere minorile di Coors - raccontano i genitori, Antonio Santoiemma e Daniela Lorusso - nonostante le sue condizioni siano a dir poco allarmanti».
Una storia assurda, riportata dai quotidiani locali dell’isola fin dalla mattina in cui polizia e forze armate maltesi sono costrette a evacuare il liceo per scongiurare il pericolo di una bomba piazzata da chissà chi. Dell’arresto si occupa il giorno stesso la testata online MaltaToday assieme al Corriere di Malta. Si parla di indagini lampo, di bonifica del plesso da parte degli artificieri, del fermo del 15enne, ritenuto dagli inquirenti l’unico responsabile. The Malta Indipendent riporta le motivazioni del giudice che parla di estrema gravità dell’azione. Sì, tutto questo per una telefonata anonima. The Times of Malta sottolinea che Flavio si dichiara estraneo ai fatti. Il ragazzino vive a Malta assieme alla sua famiglia da cinque anni. Quel lunedì di fine maggio qualcuno non vuole andare a scuola, magari temendo un’interrogazione di fine anno, e alle 9 in punto arriva l’annuncio della fantomatica presenza di un ordigno esplosivo. A Malta per una goliardata del genere c’è tolleranza zero. Flavio, che si è sempre dichiarato innocente, viene (illegalmente) sbattuto in una cella nella divisione 6 del carcere per detenuti adulti di Corradino. Sono quattro giorni di inferno tanto che Flavio per il forte stress si autolesiona. Poi viene trasferito in riformatorio. Anche qui in isolamento totale. «L’hanno costretto a mangiare in piedi - continua il papà -, senza posate. Vede la luce solo due ore al giorno. Da un mese può vedere la tv ma non parlare con gli altri detenuti». Un caso seguito dalla Farnesina attraverso l’ambasciata italiana a La Valletta. L’ambasciatrice, Valentina Setta, ha già incontrato il ragazzino in carcere il 26 giugno e lo incontrerà di nuovo oggi. Lunedì scorso il padre e la madre hanno contattato in videochiamata il ministero degli Esteri per «discutere le condizioni di detenzione di nostro figlio, giudicate dagli avvocati illegali». Il 19 agosto prossimo altra udienza.
