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Cronaca internazionale

Sofia, assalto naziskin contro ebrei italiani

Slogan nazisti, insulti e minacce sotto l’hotel di un gruppo di giovani partecipanti a un campo estivo. “Abbiamo avuto paura”

Un frame tratto da un video della Comunit� ebraica di Roma. Le urla con lo slogan nazista 'sieg Heil', � il tentativo di entrare in albergo dove si trovavano giovani ebrei italiani, molti della Comunit� romana. E' successo a Sofia. "I nostri figli non sono liberi di viaggiare in Europa senza essere esposti alla violenza e all'aggressione verbale degli antisemiti. Un video documenta l'ignobile provocazione, i saluti nazisti e le urla "Sieg Heil!" di un gruppo di naziskin con le magliette nere e il teschio, che hanno cercato di forzare l'ingresso di un albergo dove si trovavano decine di adolescenti anche della Comunit� Ebraica di Roma. Ci sono stati lunghi minuti di tensione, anche perch� dopo l'intervento della polizia i naziskin sono tornati e hanno di nuovo bloccato gli ingressi, minacciando e urlando i nostri ragazzi", ha dichiarato Victor Fadlun, Presidente della Comunit� Ebraica di Roma, 4 agosto 2026. COMUNITA' EBRAICA DI ROMA +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

Le urla, gli insulti, lo slogan nazista «Sieg Heil» e i saluti romani prima del blitz fallito. Un tentativo di aggressione squadrista in piena regola quello organizzato a Sofia, capitale della Bulgaria. Un gruppo di naziskin ha cercato di fare irruzione nell’albergo che ospitava decine di giovani ebrei delle Comunità ebraiche di Roma e Milano che avevano concluso un soggiorno di dieci giorni in un campo organizzato da un gruppo giovanile ebraico. Nel video che in breve tempo ha fatto il giro dei social, si vedono cinque uomini vestiti di nero all’esterno dell’hotel che insultano i giovani, scandiscono slogan nazisti e invitano i ragazzi a scendere in strada. Un episodio ignobile che ripropone un clima antisemita che l’Europa credeva e sperava di aver lasciato nel cassetto dei brutti ricordi del secolo scorso.

«Eravamo nelle stanze, al quarto piano, e abbiamo avuto paura. Gli accompagnatori ci hanno detto di allontanarci dalle finestre e di non uscire». Gabriel, 16 anni, liceale milanese, era a Sofia con gli amici, circa 200 che facevano parte del gruppo. «Prima erano in quattro, non so come abbiano scoperto il nostro albergo, poi è arrivata la polizia e si sono allontanati ma per poco. Sono ritornati e più numerosi, almeno in sette o otto. Non sapevamo cosa potesse succedere. Alcune amiche hanno iniziato a piangere ed eravamo tutti sotto choc, perché vivere una cosa del genere, in una città europea sicura, non pensavo fosse possibile», racconta il giovane ora tornato a casa. Tranquillo, anche se ancora amareggiato per «non poter vivere tranquillo come un italiano qualunque».

Lui come gli altri ragazzi, aveva partecipato al campo estivo dell’organizzazione giovanile ebraica Bnei Akiva, auto-definito «il più grande movimento giovanile sionista al mondo». Due settimane immersi nel massiccio del Pirin, la catena montuosa della Bulgaria dove si svolgeva il programma Sayarim, rivolto a ragazzi ebrei tra i 15 e i 16 anni provenienti da diversi paesi, in spensieratezza. Fino alla sera del due agosto quando nella capitale bulgara è andato in scena il becero tentativo di assalto antisemita. Ancora più grave perché ai danni di giovanissimi.

«La Comunità Ebraica di Roma condanna con fermezza questo ennesimo episodio di antisemitismo, che colpisce adolescenti ebrei italiani e i loro educatori, in un Paese dell’Unione europea. Chiediamo alle autorità bulgare che venga fatta luce su quest’aggressione e che i responsabili vengano al più presto identificati e perseguiti», attacca Victor Fadlun, Presidente della Comunità Ebraica di Roma. «I nostri figli non sono liberi di viaggiare in Europa senza essere esposti alla violenza e all’aggressione verbale degli antisemiti», ha aggiunto. Vicinanza bipartisan ai ragazzi è stata espressa dalla politica per un caso che, evidentemente, non finirà qui. E, a ogni modo, getta un’ombra scura sull’Europa e riporta l’allarme antisemitismo a un livello ancora più alto.

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