A Ceuta l’emergenza doveva essere sostanzialmente rientrata nel giro di 48 ore. Almeno questa era stata la fotografia fornita dal governo spagnolo all’indomani dell’ingresso di decine di migliaia di migranti nell’exclave iberica. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, il primo agosto, aveva rivendicato la risposta dell’esecutivo spiegando che “in meno di 48 ore la situazione” era stata ribaltata e che la normalità si stava recuperando.
Quasi un mese dopo, però, Ceuta continua a fare i conti con le conseguenze di quella crisi. E la normalità, con buona pace delle rassicurazioni di Pedro Sanchez, sembra ancora lontana. La Spagna ha infatti presentato formalmente alla Commissione europea una richiesta di fondi di emergenza per affrontare la situazione provocata dall’arrivo, tra il 30 e il 31 luglio, di oltre 80 mila persone, parte delle quali rientrate in Marocco nelle ore successive. Bruxelles dovrà ora valutare insieme alle autorità spagnole l’entità degli aiuti necessari.
Non si parla soltanto di accoglienza. I finanziamenti richiesti dovrebbero servire anche a rafforzare la protezione della frontiera meridionale dell’Unione europea, le infrastrutture di sicurezza e le strutture destinate ai migranti rimasti nella città autonoma, compresi i minori non accompagnati. La Commissione ha fatto sapere di essere pronta a continuare a sostenere Madrid sul piano finanziario, operativo e politico.
A fotografare meglio la situazione è però il fronte sanitario. Il ministero della Sanità e le comunità autonome hanno disposto l’invio a Ceuta di 45 mila dosi di vaccino: 15 mila di trivalente contro morbillo, rosolia e parotite, 10mila contro difterite e tetano e altrettante contro varicella e poliomielite. Una misura preventiva pensata sia per i migranti arrivati alla fine di luglio sia per eventuali residenti non immunizzati.
Il governo precisa che non esiste al momento un’emergenza sanitaria pubblica. Gli specialisti invitano infatti a non confondere i rischi determinati dal sovraffollamento con un pericolo generalizzato per la popolazione di Ceuta. Il problema principale riguarda le condizioni nelle quali vivono molti dei migranti: igiene insufficiente, spazi affollati e difficoltà nel garantire controlli sanitari tempestivi. Tra le patologie da tenere sotto osservazione vengono citate scabbia, gastroenteriti, varicella e tubercolosi.
Ed è proprio sul terreno che continuano ad arrivare segnali di sofferenza. Il segretario generale del Sindacato medico di Ceuta Abdelghani El Amrani El Marini ha riferito che medici e strutture sanitarie continuano a visitare centinaia di migranti ogni giorno, denunciando inoltre problemi di coordinamento con il ministero. Una delegazione guidata dal segretario di Stato alla Sanità Javier Padilla è arrivata nella città autonoma per verificare la pressione sull’assistenza territoriale e sull’ospedale.
Insomma, le immagini più impressionanti di fine luglio saranno anche scomparse e decine di migliaia di persone saranno tornate in Marocco, ma il dossier Ceuta è tutt’altro che chiuso. Venticinque giorni dopo quelle famose “48 ore”, Madrid chiede soldi a Bruxelles, mobilita il sistema sanitario e prova ancora a riportare la città alla normalità.
