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Cronaca internazionale

Che cos’è Schengen e cosa significa sospenderlo: come funziona l’accordo sulla libera circolazione in Europa

La crisi di Ceuta riporta Schengen al centro del dibattito europeo. Dalla nascita dell’accordo alle regole sulla libera circolazione, ecco cosa prevede la normativa e cosa comporta un’eventuale sospensione dei controlli

Spanish police officers respond as migrants cross from Morocco into the Spanish enclave of Ceuta, Thursday, July 30, 2026. (AP Photo/Antonio Sempere)

La nuova emergenza migratoria che sta interessando Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino, ha riportato al centro del dibattito europeo il tema della gestione delle frontiere. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il governo italiano starebbe valutando la sospensione dell’applicazione delle regole di Schengen nei confronti della Spagna, mentre da Bruxelles è arrivato il richiamo alla necessità di garantire la protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea. Ma che cos’è esattamente Schengen e cosa comporterebbe un’eventuale sospensione?

Che cos’è lo spazio Schengen

È l’area di libera circolazione più estesa al mondo e rappresenta una delle conquiste più significative del processo di integrazione europea. Oltre 450 milioni di persone possono attraversare le frontiere interne senza essere sottoposte ai controlli sistematici del passaporto o della carta d’identità. L’obiettivo dell’accordo è facilitare gli spostamenti per motivi di lavoro, studio, turismo e ricongiungimento familiare, favorendo al tempo stesso la cooperazione tra gli Stati nella gestione delle frontiere esterne e nella tutela della sicurezza comune.

Che cosa significa sospendere Schengen

La sospensione di Schengen non comporta l’uscita di uno Stato dall’area di libera circolazione. In base al Codice frontiere Schengen, i Paesi possono reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. In questi casi tornano i controlli ai valichi di frontiera, ma la misura ha carattere eccezionale e deve rispettare le condizioni previste dalla normativa europea. La sospensione non equivale quindi alla fine dello spazio Schengen, ma comporta il ripristino temporaneo dei controlli tra gli Stati interessati fino a quando non vengono meno le condizioni che hanno giustificato la misura.

Perché si chiama così

Il nome deriva da Schengen, un piccolo comune del Lussemburgo affacciato sul fiume Mosella, nel punto in cui si incontrano i confini di Lussemburgo, Francia e Germania. È qui che il 14 giugno 1985 Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi firmarono il primo accordo che avrebbe dato vita alla libera circolazione tra gli Stati aderenti. La località fu scelta anche per il suo forte valore simbolico; un luogo d’incontro tra tre Paesi europei destinato a diventare il simbolo dell’abbattimento delle frontiere interne.

Dalle origini all’entrata in vigore dell’accordo

L’accordo del 1985 rappresentò soltanto il primo passo di un percorso più ampio. Nel 1990 fu infatti firmata la Convenzione di applicazione di Schengen, che definì nel dettaglio le regole necessarie per eliminare i controlli alle frontiere interne e rafforzare la cooperazione tra gli Stati partecipanti. Dopo alcuni anni di preparazione tecnica e normativa, il sistema entrò ufficialmente in vigore il 26 marzo 1995, quando i primi Paesi iniziarono ad applicare concretamente le nuove disposizioni.

Quali Paesi fanno parte dell’area

Nel corso degli anni lo spazio Schengen si è progressivamente ampliato. Oggi comprende 29 Paesi: 25 Stati membri dell’Unione europea e quattro Stati che, pur non appartenendo all’UE, partecipano pienamente all’accordo, ovvero Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein. L’ultimo importante allargamento è avvenuto il 1° gennaio 2025, quando Romania e Bulgaria sono entrate a pieno titolo nello spazio Schengen con l’eliminazione dei controlli anche alle frontiere terrestri, completando il percorso iniziato alcuni mesi prima con l’apertura delle frontiere aeree e marittime.

Schengen e Unione europea non sono la stessa cosa

Spesso i due concetti vengono confusi, ma non coincidono. Lo spazio Schengen è un’area di libera circolazione disciplinata da accordi comuni, mentre l’Unione europea è un’organizzazione politica ed economica molto più ampia. Per questo motivo alcuni Paesi che non fanno parte dell’UE, come Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein, partecipano pienamente allo spazio Schengen. Al contrario, non tutti gli Stati membri dell’Unione europea ne fanno parte; l’Irlanda mantiene infatti un proprio sistema di controlli alle frontiere, mentre Cipro non applica ancora integralmente le disposizioni previste dall’accordo.

Cosa cambia per chi viaggia

Per chi si sposta all’interno dell’area Schengen il vantaggio più evidente è la possibilità di attraversare le frontiere interne senza doversi fermare ai controlli sistematici. Gli spostamenti risultano così più rapidi e semplici, soprattutto per chi attraversa frequentemente i confini per motivi di lavoro, studio o turismo. Questo non significa però che si possa viaggiare senza documenti, le autorità nazionali possono effettuare controlli di polizia sul territorio e, in caso di verifica, ogni persona deve essere in grado di dimostrare la propria identità con un documento valido.

Come vengono garantite sicurezza e controllo

La libera circolazione è accompagnata da un sistema di regole condivise che riguarda il controllo delle frontiere esterne, il rilascio dei visti e la cooperazione tra le autorità nazionali. Uno degli strumenti più importanti è il Sistema d’informazione Schengen (SIS), una banca dati comune utilizzata dalle forze di polizia e dalle autorità di frontiera per condividere informazioni su persone ricercate o scomparse, documenti smarriti o falsificati, veicoli rubati e altri elementi utili alle attività di prevenzione e contrasto della criminalità. Questo sistema consente agli Stati partecipanti di coniugare la libertà di movimento con un elevato livello di sicurezza.

In quali casi possono essere ripristinati i controlli alle frontiere

L’assenza dei controlli alle frontiere interne non è un principio assoluto. Il Codice frontiere Schengen consente infatti agli Stati aderenti di reintrodurre temporaneamente i controlli qualora si verifichi una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Si tratta di una misura eccezionale, prevista dalla normativa europea, che può essere adottata per periodi limitati in circostanze particolari, come grandi eventi internazionali, emergenze sanitarie o situazioni che richiedano un rafforzamento delle misure di sicurezza.

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