L’estate italiana, tra le altre cose, è caratterizzata (come ogni anno) dal tentativo dei progressisti e della sinistra pro islam di convincere che indossare il velo integrale per le donne sia una questione di scelta. E che lo sarebbe anche indossare il burkini, ossia un costume intero che non lascia lembi di pelle scoperti quando ci si immerge. Eppure in Italia prolificano le piscine per “sole donne” al grido di “tutte sono libere di non mostrarsi”. Che riporta indietro le conquiste delle donne di secoli. A nulla servono le proteste, perché i principi religiosi, questo è quello che emerge, hanno maggiore dignità di qualunque diritto. Ma alla sinistra, soprattutto alle donne della sinistra, piace raccontare la favola della donna libera di non esserlo, se vuole, e questo banalmente perché non lo hanno mai provato e non intendono ascoltare chi lo ha provato e ne è fuggito, come Masih Alinejad.
È una giornalista iraniana, membro del World Liberty Congress, che da quelle catene invisibili è riuscita a scappare e oggi cerca di raccontare la verità, quella che lei ha vissuto nello Stato islamico dell’Iran. “Voglio che tu guardi davvero queste due foto. Perché una di loro è stata chiamata ‘la mia scelta’. La foto in alto: io, dopo essermi liberata. La foto in basso: io in Iran, sepolta nei tessuti nell’acqua, hijab completo e le persone chiamano questo una scelta”, ha scritto Alinejad mostrando due sue foto in spiaggia, completamente diverse tra loro sia negli abiti che nell’energia. “Sai com’era quella scelta in realtà? Ci dicevano: copriti dalla testa ai piedi e vai in paradiso. Oppure non coprirti e verrai impiccata per i capelli e bruciata all’inferno per l’eternità. Me l’hanno insegnato da bambina. Io la chiamavo una scelta nel modo in cui una prigioniera sceglie di restare in cella perché le hanno detto che fuori la ucciderà. Come un ostaggio che sceglie di difendere il suo rapitore perché la sopravvivenza ha ricablato il suo cervello”, ha spiegato. “Ho scelto il paradiso. L’ho chiamata libertà”, scrive ancora Alinejad, “e ci credevo, perché è questo che succede quando la paura è tutto ciò che hai mai conosciuto”.
Ecco, Alinejad che ha vissuto sulla sua pelle quella violenza, quel lavaggio del cervello fatto fin dalla tenera età, oggi avrebbe una lezione da impartire a chi ha sempre vissuto nella libertà, quella vera, e non è capace di distinguere cosa non lo sia. E davvero sarebbe interessante capire, da chi sostiene il velo integrale come scelta libera delle donne, cosa non è chiaro delle parole di questa giornalista. Lei ora vive in Occidente e le sue parole, dirette al mondo progressista che vorrebbe normalizzare il velo, sono un bagno di realtà: “E se pensate che non dovrei raccontarvi la mia storia, non mi importa. Davvero, sinceramente, dal fondo del mio cuore, non mi importa. Le donne che vivono ancora sotto quella scelta’? Di loro mi importa”.
