Dalle carte dell’inchiesta sul rogo del locale Le Constellation di Crans-Montana emerge il quadro della situazione vissuta da Jessica Moretti, indagata insieme al marito per omicidio, lesioni e incendio colposi per la morte di 41 persone e il ferimento di altre 15. Nella relazione del 23 settembre viene evidenziato il rispetto delle prescrizioni imposte dalle autorità svizzere, ma anche le preoccupazioni espresse dalla donna per gli insulti ricevuti, le minacce sui social e la sicurezza dei figli.
I controlli a cui è sottoposta Jessica Moretti
Moretti è sottoposta al controllo della propria presenza in Svizzera attraverso contatti periodici con la polizia. Secondo la relazione, viene raggiunta tramite videochiamata WhatsApp ogni due giorni, in orari casuali, dal responsabile di turno della BTA di Sierre. “Jessica Maric Moretti viene contattata tramite videochiamata su WhatsApp dal responsabile di turno della BTA di Sierre, ogni due giorni, a orari casuali, a seconda della nostra disponibilità”, si legge nel documento. La donna, prosegue la relazione, ha sempre risposto alle chiamate e ha confermato la propria presenza mostrando la sua abitazione oppure altri luoghi conosciuti nella regione. In alcune occasioni ha anche inviato la propria posizione in tempo reale tramite WhatsApp. La collaborazione riguarda anche gli spostamenti per gli appuntamenti con i suoi avvocati a Ginevra. Moretti comunica infatti in anticipo alle autorità quando deve recarsi nella città, così da consentire alla centrale operativa di essere informata ed evitare, se necessario, l’invio di pattuglie per effettuare controlli.
Le segnalazioni per insulti e minacce
La relazione riferisce anche di diversi episodi segnalati dalla donna alle autorità. Moretti avrebbe parlato di insulti ricevuti da una donna dell’Haut-Plateau, minacce sui social network e della presenza di giornalisti davanti alla scuola del figlio a Lens. “In diverse occasioni, Jessica Maric Moretti ha contattato per segnalare vari problemi incontrati, in particolare insulti ricevuti da una donna dell’Haut-Plateau, minacce sui social network e la presenza di giornalisti davanti alla scuola di suo figlio a Lens”, riporta il documento. Le informazioni fornite dalla donna, precisa la relazione, sono state analizzate, registrate nelle banche dati e comunicate agli ispettori incaricati di approfondire le minacce. Per gli episodi che avrebbero potuto essere oggetto di denuncia, Moretti è stata invitata a rivolgersi ai propri avvocati. Al momento della relazione, non risultava però formalizzata alcuna denuncia.
Il timore per le prossime festività
Il 22 settembre Moretti avrebbe contattato nuovamente il responsabile della BTA per manifestare le proprie preoccupazioni in vista delle festività di fine anno. Secondo quanto riferito nella relazione, la donna teme che in quel periodo i media possano tornare a occuparsi intensamente della vicenda. Moretti, che vive con i figli, avrebbe spiegato di non sentirsi al sicuro e di temere anche possibili “atti isolati” da parte dei genitori delle vittime. “Vivendo da sola con i propri figli, ha spiegato di non sentirsi al sicuro con l’avvicinarsi di questo periodo, ritenendo che i media torneranno a occuparsi attivamente del caso. Teme inoltre eventuali atti isolati da parte dei genitori delle vittime”, si legge nella relazione. Alla donna è stata ricordata la possibilità di chiamare il 117 in caso di necessità. Moretti avrebbe inoltre chiesto una riduzione del servizio di reperibilità sul territorio limitatamente al periodo delle festività. Il marito Jacques Moretti si trova invece detenuto nel carcere di Sion, con l’accusa di aver aggredito Jessica nella notte tra l’11 e il 12 agosto nella loro villa di Lens. L’aggressione, per la quale è in corso un procedimento distinto da quello relativo alla strage, aveva portato al ricovero in ospedale della donna.
