La protesta per la casa partita da Madrid si sta allargando a macchia d’olio in tutta la Spagna e ora arriva fino a Barcellona. Centinaia di manifestanti hanno bloccato questa sera la Diagonal, una delle principali arterie della capitale catalana, al grido di “Maricarmen non sei sola!”, mentre il governo di Pedro Sánchez corre contro il tempo per chiudere il nuovo decreto sull’emergenza abitativa che dovrebbe approdare domani al Consiglio dei ministri. Una mobilitazione che ha approfittato proprio della presenza del premier a Barcellona per alzare ulteriormente la pressione sull’esecutivo.
A Madrid, intanto, la protesta prosegue. Puerta del Sol è tornata a riempirsi di tende quindici anni dopo gli indignados del 15-M. Secondo RTVE, circa 600 persone continuavano a presidiare la piazza dopo la grande manifestazione contro gli sfratti, mentre il movimento si prepara a proseguire fino a quando non conoscerà il contenuto definitivo del provvedimento.
È proprio il nome dell’anziana madrilena sfrattata dal suo appartamento dopo 72 anni ad avere ormai battezzato, almeno nelle piazze e nel dibattito politico, il provvedimento che il governo sta preparando.
Il Sindicato de Inquilinas ha posto sul tavolo cinque richieste: misure strutturali contro gli sfratti, regolamentazione degli affitti stagionali e delle stanze, congelamento degli attuali canoni, proroghe effettive dei contratti e rinnovo automatico degli stessi fino a trasformarli in contratti a tempo indeterminato. È su quest’ultimo punto, in particolare, che la distanza con l’ala socialista dell’esecutivo resta significativa.
Sánchez ha promesso che il pacchetto giungerá martedì al Consiglio dei ministri, ma il testo definitivo è ancora oggetto di un difficile braccio di ferro.
Una bozza del ministero della Casa riportata da elDiario.es prevede una proroga di due anni per alcuni contratti di locazione e misure contro gli sfratti limitate temporalmente al 2028. Il governo deve però trovare un equilibrio parlamentare complicato: da una parte le pressioni di Podemos e della sinistra per rafforzare le tutele degli inquilini; dall’altra le richieste di Junts, indispensabile per molte maggioranze al Congresso e portatore di una serie di proposte anche di natura fiscale. Una volta approvato dal Consiglio dei ministri, infatti, il decreto dovrà essere convalidato dal Parlamento entro un mese.
Tra le ipotesi discusse con Junts figurano anche il divieto per i fondi d’investimento di acquistare abitazioni e maggiori protezioni dagli sfratti per gli inquilini vulnerabili che vivono in immobili appartenenti a società e fondi.
