Nei giorni scorsi, l’ex principe Andrea aveva deciso di rivolgersi all’Alta Corte britannica per contestare la legittimità dei mandati che avevano consentito alla polizia di perquisire le sue abitazioni nell’ambito dell’indagine sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. La richiesta di revisione giudiziaria era stata presentata nei mesi precedenti, ma solo all’inizio di ottobre è stata resa pubblica. Ora è arrivata la decisione; i mandati erano illegittimi e sono stati annullati. La Thames Valley Police ha riconosciuto che era stato commesso un errore nella scelta della norma utilizzata per ottenerli.
L’ex principe Andrea aveva impugnato i mandati
La vicenda riguarda le operazioni condotte dopo l’arresto di Andrea, il 19 febbraio, con il sospetto di cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica. Gli agenti avevano ottenuto dall’Old Bailey, il tribunale penale centrale di Londra, i mandati per perquisire la sua abitazione nella tenuta di Sandringham, nel Norfolk, e la sua ex residenza di Royal Lodge, a Windsor. Durante le perquisizioni erano stati sequestrati documenti e dispositivi elettronici. Andrea era stato interrogato per circa undici ore e poi rilasciato sotto indagine, senza essere formalmente incriminato. La sua iniziativa davanti all’Alta Corte mirava a stabilire se la polizia avesse agito nel rispetto della legge nell’ottenere e utilizzare quei mandati. La richiesta era stata autorizzata da un giudice dell’Alta Corte e riguardava esclusivamente la legittimità delle perquisizioni, non la fondatezza dell’indagine penale.
La polizia ammette l’errore
All’udienza davanti al giudice Nicholas Hilliard è emerso che un errore significativo era stato commesso sia nella richiesta dei mandati sia nella loro autorizzazione. La norma utilizzata, contenuta nel Police and Criminal Evidence Act, non era quella corretta nelle circostanze del caso. Il problema riguardava in particolare la possibilità che nelle abitazioni di Andrea fossero presenti documenti riservati, cioè materiali che per legge non possono essere acquisiti liberamente dalla polizia perché legati a un’attività professionale o a un incarico. Secondo il giudice, proprio per il tipo di accuse contestate ad Andrea, nelle sue abitazioni potevano trovarsi documenti di questo tipo. Per questo la polizia avrebbe dovuto seguire una procedura diversa per ottenere i mandati di perquisizione. Davanti all’Alta Corte, anche la Thames Valley Police ha riconosciuto che i mandati erano illegittimi. Il giudice li ha quindi annullati.
Il nodo dei materiali sequestrati
La decisione, però, non significa che il materiale raccolto durante le perquisizioni debba essere automaticamente restituito. La Thames Valley Police ha chiesto all’Alta Corte di poter conservare i documenti e gli altri materiali sequestrati, sostenendo che potrebbero essere acquisiti nuovamente attraverso una diversa procedura prevista dalla legge. L’ex principe Andrea si oppone alla richiesta. La questione sarà affrontata in un successivo procedimento, che dovrebbe svolgersi nel 2027, e fino ad allora resterà da decidere quale sarà la sorte del materiale sequestrato.
L’indagine su Andrea resta aperta
L’annullamento dei mandati non chiude però l’inchiesta della Thames Valley Police. Lo ha sottolineato lo stesso giudice Hilliard, chiarendo che il fatto che le perquisizioni siano state dichiarate illegittime “non pone fine all’indagine e non significa che l’intera indagine fosse illegale”. Andrea resta quindi sotto indagine per sospetta cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica. Al centro ci sono le accuse secondo cui, durante il periodo in cui ricopriva l’incarico di rappresentante britannico per il commercio e gli investimenti, avrebbe condiviso con Epstein informazioni riservate relative all’attività del governo britannico. Andrea nega ogni illecito. L’arresto di febbraio era arrivato dopo la pubblicazione di documenti relativi ai rapporti tra l’ex principe e Epstein e aveva aperto un’inchiesta che, nonostante la vittoria ottenuta ora davanti all’Alta Corte sui mandati di perquisizione, resta ancora in corso.
