In Cina continua a diffondersi il cosiddetto “turismo rosso”. Famiglie, studenti e, più in generale, milioni di visitatori visitano in massa i luoghi storici più iconici del Paese. Quei luoghi, per intendersi, che hanno segnato l’ascesa al potere di Mao Zedong e del Partito comunista cinese. Il fenomeno nasconde una doppia strategia messa in atto da Xi Jinping che intreccia identità nazionale e interessi economici.
Il boom del turismo rosso cinese
Il turismo rosso non è più appannaggio di qualche vecchio nostalgico o dei cittadini più anziani che hanno vissuto i tempi della rivoluzione. Oggi questo fenomeno coinvolge un pubblico trasversale trasformando le visite ai memoriali in esperienze da vivere in prima persona.
Secondo South China Morning Post i siti legati alla storia del Partito comunista ricevono complessivamente circa 800 milioni di visite all’anno. Ma quali sono le località più gettonate? Troviamo Yanan, nella provincia dello Shaanxi, dove i comunisti si riorganizzarono dopo la Lunga Marcia e consolidarono la propria leadership. Ma anche Shaoshan, città natale di Mao nella provincia dello Hunan, dove il memoriale dell’ex presidente ha accolto circa 12,5 milioni di visitatori nel 2025.
Uno strumento strategico
Dietro l’exploit del turismo rosso c’è innanzitutto la volontà di Xi Jinping di rafforzare il patriottismo e legare ancora più strettamente la storia della nazione alla legittimità del Partito comunista. Il presidente cinese insiste sulla necessità di trasmettere alle nuove generazioni l’eredità rivoluzionaria che, nella narrazione ufficiale, definisce l’identità del Paese.
Nel 2023 le autorità hanno presentato un piano triennale per promuovere l’educazione patriottica attraverso il turismo, invitando scuole e istituzioni a integrare queste visite nei propri programmi. Nel 2024, inoltre, la Cina ha approvato una legge sull’educazione patriottica.
Il 2026 offre un’occasione particolarmente significativa: ricorrono 105 anni dalla fondazione del Partito comunista e 90 dalla conclusione della Lunga Marcia, la ritirata di migliaia di chilometri che occupa un posto centrale nella mitologia politica cinese. Non stupisce, quindi, che musei, documentari, spettacoli e itinerari dedicati a quell’epopea siano tornati sotto i riflettori.
Stimolare l’economia
La memoria genera anche importantisisme entrate economiche. Molti siti rivoluzionari si trovano in aree rurali che hanno storicamente sofferto la povertà e l’isolamento. Investire in musei, alberghi, strade e trasporti locali consente alle autorità la possibilità di attirare visitatori, sostenere le attività commerciali e creare nuove opportunità di sostentamento. La rete ferroviaria ad alta velocità rende inoltre più semplice collegare città lontane e trasformare singoli memoriali in itinerari articolati.
A Zunyi, nella provincia del Guizhou, dove nel 1935 una conferenza contribuì a consolidare il potere di Mao, le autorità puntano anche sugli spettacoli immersivi. Un esempio? La produzione teatrale The Great Turning Point, dedicata alle battaglie dell’Armata Rossa, è stata rappresentata oltre 2.400 volte dal debutto nel 2024, attirando più di 800.000 spettatori secondo i media locali.
Legittimità e patriottismo
Certo, da un lato la Cina celebra il suo passato rivoluzionario fondato sull’uguaglianza e sulla lotta alle gerarchie, ma dall’altro il Paese trasforma quella stessa memoria in un prodotto da consumare, tra souvenir con il volto di Mao e pacchetti turistici.
Non sembrano al momento esserci però problemi di sorta. Il successo economico del Paese viene presentato dalla leadership al potere come la prova della validità del proprio modello politico. Nel frattempo le visite ai luoghi della rivoluzione rafforzano il legame emotivo tra cittadini e Partito.
Non tutti i turisti, naturalmente, interpretano queste esperienze allo stesso modo: c’è chi partecipa per convinzione, chi per curiosità e chi accompagna semplicemente la famiglia. Il risultato è in ogni caso quasi sempre lo stesso: la storia comunista esce dagli archivi e torna al centro della vita quotidiana.
