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Economia e finanza

Auto, robot, hi-tech: così la Cina ha divorato l’economia della Germania

La Cina sta erodendo il cuore dell’industria tedesca, dall’automotive alla robotica, mettendo in crisi il modello economico di Berlino

germany factory

L’allievo non si è limitato a superare il maestro. Ha appreso da lui i più importanti segreti, la tecnica, il know how. Poi gli ha rosicchiato interi settori industriali fino a non lasciargli più un adeguato spazio di manovra. È questa, in estrema sintesi, la storia che ha contraddistinto il recente rapporto tra Cina e Germania. Basta dare un’occhiata a cosa è successo al Mittelstand, il gruppo delle piccole e medie imprese specializzate per lo più in beni strumentali e dipendenti dalle esportazioni, le stesse che formano la base economica e sociale del Paese. Fino a qualche anno fa prosperava e produceva macchinari per fabbriche di tutto il mondo, oggi è assediato dalla concorrenza cinese che, dopo aver colmato il divario qualitativo, è in grado di offrire prezzi più bassi. Capitoli a parte meritano l’automotive e la robotica, altri due campi dolenti che aggravano la posizione di Berlino.

Le aziende tedesche sotto assedio

Il sorpasso cinese sta arrivando. Anzi: è già arrivato. Per la prima volta da decenni, come ha sottolineato il Wall Street Journal, la Germania importa da oltre Muraglia più beni strumentali avanzati di quanti non ne esporti. Le aziende manifatturiere tedesche si sono ritrovate ad affrontare una crisi inedita. Molte imprese del Mittelstand stanno mettendo a riposo i lavoratori, tagliando posti di lavoro o delocalizzando la produzione. I concorrenti del Dragone sono ormai entrati nel mercato dalla porta principale, offrono prodotti di qualità e prezzi bassi.

I numeri sono impietosi. Secondo un rapporto di EY pubblicato a maggio, l’industria tedesca sta perdendo oltre 10.000 posti di lavoro al mese. La produzione industriale è diminuita di circa il 10% tra febbraio 2022 e l’inizio del 2026, con i settori ad alta intensità energetica che hanno registrato un calo di oltre il 15%. E ancora: tra la metà del 2024 e l’agosto del 2025, su una media mobile di 12 mesi, la bilancia commerciale della Germania con la Cina nel settore dei beni strumentali è passata da un surplus di circa 750 milioni di euro a un deficit di 500 milioni. Le esportazioni tedesche di macchinari utensili verso Pechino sono crollate di circa un terzo nel primo trimestre rispetto all’anno precedente. Insomma: un vero e proprio disastro.

Cosa succede in Germania

L’economia tedesca, la più grande d’Europa, è in fase di stagnazione da diversi anni, con una contrazione nel 2023 e nel 2024, e una crescita di appena lo 0,2% registrata nel 2025. Certo, il tasso di disoccupazione del 4% è inferiore alla media Ue, ma le continue notizie allarmanti sui tagli occupazionali in aziende che hanno caratterizzato l’economia di Berlino per decenni non alleggeriscono affatto la pressione.

“La Cina si è già accaparrata gran parte del pranzo dell’industria tedesca e si sta preparando a iniziare la cena”, ha scritto il think tank Centre for European Reform. Ad aggravare la crisi contribuiscono inoltre gli alti prezzi dell’energia e la debole domanda in Europa.

La concorrenza è particolarmente agguerrita nei settori in cui le dimensioni contano, come le pompe di calore e l’industria automobilistica. I player cinesi, per esempio, controllano già un terzo della produzione globale nel settore dei macchinari. In sostanza, oggi la Germania acquista dalla Cina più di quanto venda, e proprio nei settori in cui un tempo le aziende tedesche dominavano (automobili, camion, autobus e treni, aeromobili, macchinari industriali e dispositivi medici).

Si tratta di un bel problema per un Paese che sta vedendo crollare il proprio modello di crescita. Il cosiddetto shock cinese si sta rivelando una delle ragioni principali della cronica stagnazione economica tedesca. E la debolezza dell’economia ha contribuito a rendere impopolare la coalizione di governo del cancelliere Friedrich Merz.

Robotica e auto: doppio ko

Capitolo automotive. Per decenni Volkswagen, Mercedes-Benz, BMW e gli altri grandi marchi tedeschi hanno costruito una parte enorme della loro fortuna vendendo automobili in Cina. Adesso sono invece i costruttori cinesi a mettere sotto pressione i tedeschi, prima sul mercato interno cinese e poi in Europa. La crisi di Volkswagen e il ridimensionamento di marchi come Porsche raccontano bene la portata del cambiamento: i costruttori tedeschi devono affrontare concorrenti cinesi più aggressivi sulle auto elettriche, sul software e sui prezzi, mentre la loro produzione nazionale diventa sempre più costosa. La crescente concorrenza cinese e i dazi americani, ha spiegato Reuters, sta alimentando la ristrutturazione dell’industria automobilistica tedesca, con Volkswagen alle prese con pesanti tagli occupazionali e Mercedes che ha avvertito dei rischi per alcuni impianti tedeschi.

Attenzione poi ai robot. Nel 2016 la tedesca Kuka, uno dei nomi storici della robotica industriale, è stata acquistata dal gruppo cinese Midea: una decisione che oggi viene spesso riletta alla luce del rapido sviluppo dell’industria cinese. Pechino ha infatti trasformato la robotica in uno degli strumenti della propria strategia manifatturiera e il divario con la Germania si è allargato rapidamente. Secondo i dati dell’International Federation of Robotics citati dal New York Times, nel 2025 la Cina ha installato oltre 350.000 robot industriali, quasi tre volte di più rispetto a un decennio fa, mentre in Germania le installazioni sono scese a circa 25.000: il rapporto tra i due Paesi è passato da 3 a 1 a circa 14 a 1. Quasi la metà dei cinque milioni di robot industriali operativi nel mondo si trova ormai nelle fabbriche cinesi, mentre oltre metà dei produttori di robot umanoidi di taglia intera è cinese. La Cina, dunque, non si limita più a produrre automobili, macchinari e componenti a basso costo, ma sta costruendo le tecnologie necessarie per automatizzare le fabbriche che quei prodotti li realizzano.