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Cronaca internazionale

“Ho paura dei pro Hamas”. La confessione segreta che imbarazza la futura sindaca di Berlino

Elif Eralp - ribattezzata la “Mamdani di Berlino” - ammette di temere gli estremisti filopalestinesi. Ma il suo staff invia per errore allo Spiegel le annotazioni riservate. Scoppia il caso politico, la Cdu attacca

epa13338387 Elif Eralp, parliamentary group leader of German left-wing party Die Linke, attends the constitutive session of the House of Representatives in the plenary hall in Berlin, Germany, 29 October 2026. EPA/HANNIBAL HANSCHKE

La sinistra tedesca vuole governare Berlino, ma la sua candidata ha paura degli estremisti filopalestinesi. E a rivelarlo è stata proprio lei, seppur involontariamente. Protagonista della vicenda è Elif Eralp, 45 anni, esponente della Linke e aspirante sindaca-governatrice della capitale tedesca, finita nell’occhio del ciclone dopo la pubblicazione di alcune annotazioni riservate inviate per errore allo Spiegel. Parole destinate a rimanere private, nelle quali la politica - ribattezzata la “Mamdani di Berlino” - ammette senza troppi giri di parole: “Mio marito ha paura di queste persone. E anch’io”. Il riferimento è agli ambienti dell’estremismo palestinese, alcuni dei quali sospettati di avere collegamenti con Hamas.

Tutto nasce da un’intervista rilasciata al media tedesco. Come da prassi in Germania, la candidata aveva ricevuto il testo per autorizzare le proprie dichiarazioni prima della pubblicazione. Peccato che il portavoce, nel restituire il documento, abbia dimenticato di cancellare i commenti interni scambiati con la Eralp. Lo Spiegel ha deciso di renderli pubblici, aprendo un caso politico. “Non posso mettere in pericolo me stessa e la mia famiglia per lo Spiegel”, si legge in una delle annotazioni. E ancora: “Che facciamo adesso? Possiamo annullare l’intera intervista?”. Fino all’ammissione: “Non avrei mai dovuto accettarla”.

A preoccupare la candidata è soprattutto Ibrahim Ibrahim, attivista palestinese noto per le posizioni radicali contro Israele. Secondo lo Spiegel, in passato avrebbe definito Yahya Sinwar - l’architetto del massacro del 7 ottobre - un “eroe martire”. Ibrahim, che respinge le accuse di sostenere il terrorismo, era stato fotografato ai festeggiamenti elettorali della Linke a Neukölln, insieme ad alcuni esponenti del partito. Un episodio che aveva già alimentato gli interrogativi sui rapporti tra la sinistra berlinese e gli ambienti filopalestinesi più estremisti.

Interrogata dai giornalisti proprio sul caso Ibrahim, la Eralp aveva chiesto di eliminare domanda e risposta. Nelle annotazioni riservate spiegava di aver ricevuto in passato indicazioni dalla polizia criminale di Berlino a non citare pubblicamente determinati nomi. “Allora si trattava di criminalità organizzata. Adesso di persone che hanno contatti con Hamas”, aveva precisato. Il suo portavoce ha successivamente ricordato che la politica è da mesi bersaglio di minacce, insulti e intimidazioni.

Le rivelazioni hanno inevitabilmente acceso lo scontro politico. La Cdu ha messo in discussione la capacità della Eralp di garantire la sicurezza della capitale, mentre la diretta interessata ha provato a spegnere le polemiche. “Non mi lascerò intimidire da nessuno”, ha assicurato, promettendo fermezza contro terrorismo, violenza e criminalità organizzata. Al suo fianco si sono schierati i Verdi, mentre dalla Spd sono arrivate richieste di maggiore chiarezza sul contrasto agli estremismi.

La vicenda rischia così di complicare il percorso della Linke verso la guida di Berlino. Perché il problema politico va ben oltre una mail inviata per sbaglio: riguarda i rapporti tra una parte della sinistra e gli ambienti radicali filopalestinesi. E soprattutto una contraddizione difficile da ignorare: chi si candida a garantire la sicurezza di milioni di berlinesi ammette, almeno in privato, di temere le conseguenze di una denuncia pubblica degli estremisti.

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