Donald Trump torna all’attacco di LeBron James. Nel mirino del presidente americano finisce questa volta il comportamento della stella dell’Nba durante l’inno nazionale degli Stati Uniti. Un episodio che ha scatenato una valanga di polemiche sui social e provocato la durissima reazione del tycoon. “È una vergogna. Dovrebbe chiedere scusa”, ha scritto il capo della Casa Bianca su Truth Social.
Ma cosa è successo? Tutto nasce da un filmato registrato al Madison Square Garden di New York, poco prima della sfida tra i Knicks e i Philadelphia 76ers, nuova squadra del 41enne. Durante l’esecuzione dell’inno americano, James è stato ripreso mentre simulava uno swing da golf e alcuni movimenti del tiro a canestro. Le immagini, diventate rapidamente virali, hanno sollevato le proteste di numerosi commentatori conservatori, che hanno accusato il cestista di aver mancato di rispetto a uno dei simboli degli Stati Uniti.
Tra le prime a intervenire Laura Ingraham, volto di Fox News, che ha commentato sarcasticamente la scena con un eloquente “Classe da vendere”. Ancora più duro lo youtuber Matt Wallace: “Quando suona l’inno nazionale del Paese che ha reso possibile tutto questo, non riesce a mostrare due minuti di rispetto. Non è una protesta, non è una dichiarazione politica. È soltanto una mancanza di rispetto”.
A rincarare la dose ci ha pensato Trump. “Mentre ascolta il nostro inno nazionale, LeBron James manca di rispetto al nostro Paese. L’ho detto fin dall’inizio: non vale nulla, è una vergogna totale”, ha scritto il presidente su Truth. Poi l’affondo: “LeBron James dovrebbe chiedere scusa a tutti quei grandi guerrieri ed eroi americani che sono morti per la bandiera americana e per tutto ciò che il nostro Paese rappresenta”.
Non è il primo scontro tra i due. Lo scorso luglio, interpellato sul confronto tra James e Michael Jordan, Trump aveva dichiarato: “Forse è razzista, o forse non gli piace Trump. Non lo so. Ma a me piacciono solo le persone a cui piaccio”. Il presidente aveva poi incoronato Jordan, definendolo un amico e ricordando le partite di golf giocate insieme.
Una rivalità che affonda le radici nel primo mandato del tycoon. James non ha mai nascosto le sue critiche al presidente e alle sue politiche, arrivando in passato a schierarsi apertamente con i candidati democratici. Ora l’ennesimo capitolo di uno scontro che, ancora una volta, porta la politica americana sui parquet dell’Nba.
