Spuntano nuove indiscrezioni sul caso dei componenti del caccia stealth F-35 finiti nelle mani della Cina dopo essere stati erroneamente dirottati a Hong Kong. Pechino potrebbe infatti aver ottenuto un accesso rilevante a una parte della tecnologia militare più avanzata degli Usa a causa di una serie di errori nella gestione di una spedizione internazionale. L’incidente, avvenuto alla fine di maggio 2026 ma reso noto soltanto da poche settimane, ha innescato indagini del Pentagono e del Dipartimento di Stato americano. E ha sollevato numerosi interrogativi sulla sicurezza della catena logistica utilizzata da Washington per trasportare materiali sensibili.
L’errore sulla spedizione
La spedizione finita nelle mani cinesi comprendeva una cappottina della cabina di pilotaggio e uno sportello del vano armi dell’F-35, entrambi rivestiti con materiali capaci di assorbire le onde radar e contribuire alle caratteristiche stealth del velivolo. I componenti, provenienti dall’Australia e destinati agli Stati Uniti per una possibile riparazione o per essere smaltiti, avrebbero dovuto transitare attraverso Corea del Sud e Taiwan.
Il percorso, ha ricostruito Bloomberg in un lungo approfondimento, è cambiato dopo un ritardo nella partenza della merce. Nel tentativo di accelerare la consegna, un addetto di UPS avrebbe instradato erroneamente il carico attraverso Hong Kong, consentendo alle autorità cinesi di entrarne in possesso. Un’e-mail inviata da DSV, lo spedizioniere incaricato da Lockheed Martin, avvertiva che i componenti non potevano transitare in determinati Paesi per rispettare le norme statunitensi ITAR, che regolano il commercio internazionale di tecnologie militari. L’avvertimento, secondo una fonte anonima, sarebbe stato trascurato dall’operatore logistico.
Pezzi dell’F-35 in mano cinese
La vicenda ha messo in imbarazzo il Pentagono e Lockheed Martin, e cioè la società che sviluppa l’F-35 e gestisce una parte importante della rete globale di ricambi del programma. Il Dipartimento della Difesa, dal canto suo, ha definito i componenti non utilizzabili, ridimensionandone il valore operativo ma la perdita resta delicata per le possibili informazioni tecnologiche ricavabili dai materiali.
Diana Maurer, responsabile delle verifiche sul sostegno logistico dell’F-35 presso il Government Accountability Office, ovvero l’organismo indipendente che controlla le attività del governo federale, ha definito l’accaduto un problema serio, sottolineando il rischio che Pechino possa analizzare i componenti e cercare di ricavarne indicazioni utili a sviluppare contromisure. La Cina, del resto, è da anni interessata alle tecnologie del caccia americano ed è stata coinvolta in precedenti casi di spionaggio informatico legati a informazioni militari statunitensi.
L’imbarazzo degli Usa
La situazione, se i fatti dovessero essere confermati, rischia di essere grottesca. Il caso è ovviamente arrivato anche al Congresso, dove esponenti repubblicani e democratici hanno chiesto chiarimenti e una revisione delle procedure di trasporto degli armamenti americani.
Il Pentagono e il Dipartimento di Stato stanno indagando per ricostruire le responsabilità e impedire che episodi simili si ripetano. Lockheed Martin ha inoltre dichiarato di collaborare con i partner coinvolti per rafforzare i controlli mentre il Dipartimento della Difesa ha assicurato di lavorare con le autorità statunitensi e le aziende interessate per recuperare i componenti.
Resta però ancora da chiarire se la deviazione dei pezzi dell’F-35 sia stata soltanto il risultato di una disattenzione o se vi siano stati altri fattori esterni (ipotesi, questa, al momento impossibile da confermare).