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Svolta in Europa

In Francia riconosciuta l’aggravante dell’attacco contro “la razza bianca” per l’accoltellamento di Thomas Perotto

Il 16enne è stato ucciso in Francia durante una festa da una banda di immigrati di seconda generazione: per la prima volta riconosciuto il razzismo contro i bianchi in Europa

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Svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Thomas Perotto, il 16enne ucciso a coltellate nella notte tra il 18 e il 19 novembre 2023 durante una festa di paese a Crépol, nel dipartimento della Drôme in Francia. Il giudice d’instruction incaricato del caso ha infatti modificato i capi d’imputazione a carico dei sospettati, introducendo la circostanza aggravante dell’odio razziale. Si tratta di un verdetto senza precedenti non solo per la giustizia transalpina, ma per l’intera Europa: è infatti la prima volta nel panorama giuridico europeo che viene formalmente contestata l’aggravante del razzismo per un’aggressione “anti-bianchi”

Nell’avviso di conclusione delle indagini datato 20 luglio, riportato da Bfmtv, infatti, il magistrato ha formalizzato che si è trattato di un attacco contro la “razza bianca” e contro la “nazione francese”. Una decisione inedita ed estremamente rara che ribalta l’impostazione emersa fino a questo momento e che recepisce gli elementi emersi nel corso degli accertamenti condotti dagli investigatori. Tutto ha inizio quando un gruppo di giovani magrebini provenienti dai quartieri popolari di Romans-sur-Isère ha fatto irruzione al bal d’hiver di Crépol. Dalla ricostruzione degli eventi, scaturiti in una violenta aggressione contro i ragazzi del luogo, è emerso l’impiego di armi da taglio che ha provocato il ferimento di quattro persone e la morte del giovane Thomas, studente e giocatore di rugby, deceduto durante il trasporto in ospedale. L’episodio ha suscitato ampio sconcerto nell’opinione pubblica e riaperto il dibattito sull’integrazione e sulla sicurezza nelle periferie francesi. Nel corso delle indagini sono state iscritte nel registro degli indagati 14 persone con l’accusa di “omicidio e tentato omicidio in banda organizzata”, ma inizialmente la matrice razziale non era stata contestata dalla magistratura inquirente.

A determinare la svolta e il riconoscimento di questa fattispecie discriminatoria sono stati 14 elementi testimoniali raccolti dalle forze dell’ordine, nei quali si riferiscono ingiurie ed espressioni di odio indirizzate verso la popolazione locale. Tra le indicazioni messe agli atti figura anche la frase “andiamo ad accoltellare un po’ di bianchi”, pronunciata da alcuni degli aggressori durante la fase più concitata dell’assalto. Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Denis Dreyfus, legale di 44 parti civili, che ha espresso valutazione favorevole rispetto al nuovo quadro d’imputazione: “È molto soddisfacente. È eccezionale. Le famiglie delle vittime avevano vissuto molto male il fatto che il procuratore avesse lasciato cadere l’accusa di banda organizzata e questa aggravante di razzismo, nonostante fosse un elemento ricorrente nel procedimento”. Il legale ha poi aggiunto: “La giustizia non mostra timidezza quando sono riuniti gli elementi costitutivi di un reato. A mio avviso si tratta solo dell’applicazione della legge”. La riconduzione dei fatti all’aggravante dell’odio razziale dovrà essere sottoposta al vaglio conclusivo nella fase di rinvio a giudizio. Le parti processuali dispongono del termine di un mese per produrre eventuali ricorsi.

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