La Cina ha trovato una nuova gallina dalle uova d’oro: il turismo. Parliamo di un settore che Pechino considera sempre più strategico per sostenere i consumi e compensare le difficoltà di altri comparti. Nel primo semestre del 2026 i cinesi hanno effettuato 3,46 miliardi di viaggi interni, il 5,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La spesa, però, è cresciuta soltanto del 2%, arrivando a 3.210 miliardi di yuan, circa 473 miliardi di dollari.
Perché Pechino punta sul turismo
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il turismo è destinato a diventare uno dei pilastri della strategia con cui il governo vuole rilanciare la domanda interna. La logica è semplice: se famiglie e visitatori spendono per viaggi, hotel, ristoranti, trasporti, intrattenimento e servizi, il denaro entra direttamente nell’economia reale e sostiene una lunga catena di attività.
Le stime di Morgan Stanley parlano chiaro: turismo e viaggi potrebbero arrivare a rappresentare il 6,7% del Pil cinese entro il 2030, contro il 4,8% del 2024. In valore significherebbe passare da circa 1.000 miliardi di dollari dello scorso anno a 1.800 miliardi. È una prospettiva particolarmente interessante per Xi Jinping perché consente di spostare una parte della crescita dai tradizionali investimenti immobiliari e industriali verso i consumi e i servizi.
Dati interessanti
A proposito di dati, nel primo semestre il reddito disponibile pro capite è aumentato del 5,2%, mentre la spesa per consumi è cresciuta del 3,7%. Anche il commercio al dettaglio conferma questo quadro: le vendite di beni e servizi sono salite del 2,7%, ma quelle dei soli beni appena dell’1,1%, mentre i servizi hanno registrato un aumento del 5,3%.
Per questo Pechino guarda con crescente interesse anche ai turisti stranieri. Nel 2025 gli arrivi internazionali avevano già superato quota 150 milioni, con una spesa superiore a 130 miliardi di dollari. Nel 2026 il governo ha continuato ad ampliare le politiche di ingresso senza visto e, ad agosto, ha esteso la possibilità di entrare senza visto per 30 giorni a cittadini di 61 Paesi diretti in Hainan, compresa l’Italia.
L’obiettivo del Dragone? Aumentare gli arrivi ma soprattutto attirare visitatori disposti a fermarsi più a lungo e a spendere di più, così da rendere la Cina una gigantesca destinazione turistica.
