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Cronaca internazionale

“La roccia ha ceduto prima del ghiacciaio”: il disastro in Nepal e cosa rischiano le Alpi

Secondo gli ultimi documenti esaminati, lo strato roccioso avrebbe travolto il ghiaccio soprastante: ecco le causa dell’evento in Nepal e i precedenti sulle Alpi

La disastrosa alluvione in Nepal che, fino a questo momento, ha causato la morte di quasi 500 persone è dovuta a delle cause ben precise: a spiegare cosa ha provocato la catastrofe è Daniele Giordan, Direttore di Ricerca presso l’Istituto di Geoscienze del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).

Cosa è successo

“Ora sappiamo che il fenomeno è stato generato da quella che si chiama rock ice avalanche: valanga di roccia e ghiaccio”, spiega al Messaggero. La nuova tesi va parzialmente a cambiare quanto si era detto inizialmente, ovvero del distacco di un ghiacciaio (chiamato Glacial Lake Outburst Flood). Secondo le immagini satellitari, prima del cedimento del ghiaccio c’è stato “quello del cedimento del substrato roccioso a 5mila metri di altezza”.

I fattori che hanno causato il distacco

In casi estremi come quello che è accaduto, non c’è soltanto una causa ma si concatenano una serie di eventi come spiega Giordan. Intanto, solitamente “c’è una condizione dell’assetto strutturale predisponente nel substrato. Può anche esserci una circolazione d’acqua che ha favorito il distacco”. Dunque, la roccia è collassata portando con sè anche il ghiacciaio.

Il tema del cambiamento climatico

L’esperto spiega al quotidiano un tema molto dibattuto quotidianamente: che ruolo ha avuto il cambiamento climatico in questo disastro? Pur non essendo il responsabile principale, l’aumento termico in quota “porta a un incremento della circolazione dell’acqua all’interno della massa rocciosa”. Per questa ragione, “all’interno del ghiaccio è possibile che ci fosse già un quantitativo di acqua iniziale piuttosto importante”.

I rischi per le Alpi

Il paragone è immediato: ma sulle nostre Alpi potrebbe mai avvenire un evento del genere? In realtà eventi simili, ma in modo molto minore, sono già avvenuti. “Anche sulle Alpi avvengono fenomeni simili, per esempio nel 2025 in Svizzera, per fortuna con volumi coinvolti molto minori. Ma è necessario un costante monitoraggio”, spiega al Corriere il professor Riccardo Scotti, responsabile scientifico del Servizio glaciologico lombardo.

Ma non c’è soltanto quel precedente. Oltre alla valanga della Marmolada - che nel luglio 2022 causò 11 vittime, penso ad esempio a quanto accaduto a Bardonecchia nel 2023 o ai crolli alle Tre Cime di Lavaredo”, spiega a Fanpage Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico. “Il problema alla base è che, sempre a causa del cambiamento climatico, il ghiaccio non fa più da sostegno e da collante per la montagna: poiché lo zero termico si è alzato oltre le vette più alte, il ghiaccio profondo fonde, la montagna perde stabilità e inevitabilmente frana”.

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