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Cronaca internazionale

L'IA ribelle "hackera" il rivale. "Incidente senza precedenti"

Un agente di intelligenza artificiale di OpenAI è andato oltre gli input e ha colpito in modo autonomo "Hugging Face". L’esperto: "In contesti di guerra può aprire scenari pericolosi"

L'IA ribelle "hackera" il rivale. "Incidente senza precedenti"

C’è un vecchio adagio secondo cui «i migliori studenti non sono quelli che conoscono tutte le risposte, ma quelli più bravi a procurarsele». Signori e signori, è quello che è appena capitato con l’Intelligenza artificiale, studentessa dai contenuti brillanti ma eccessivamente machiavellica nel crearli.

Il fatidico punto di non ritorno è arrivato: un programma di OpenAI ha «superato il maestro» e fatto una mossa non rischiesta. Per risolvere gli esercizi di un test di cybersicurezza (che chiedevano di individuare le falle di un sistema informatico), ha «scavalcato il muro» del laboratorio, è uscito nelle praterie di Internet ed è andato a rubare le risposte a casa d’altri. La casa d’altri, in questo caso, è l’infrastruttura di produzione di Hugging Face, una delle piattaforme più importanti al mondo per la distribuzione di modelli e dataset di IA. Il cofondatore e amministratore delegato, Clément Delangue, ha confermato che l’origine dell’incidente è riconducibile ai test condotti da un laboratorio di intelligenza artificiale di frontiera: «È accaduta una cosa incredibile - scrive su X - Avevamo il sospetto che l’attacco informatico potesse provenire da un laboratorio di frontiera data la sofisticatezza dell’agente». OpenAI ha poi riconosciuto pubblicamente che l’attacco è stato generato dai propri modelli.

Ma cosa è successo precisamente? Nulla di fantascientifico, non ancora. Non si è trattato di un sistema che avrebbe sviluppato spontaneamente intenzioni ostili o deciso di «ribellarsi». Il modello di OpenAi ha solo cercato di portare a termine il compito assegnato. Ma c’è stato un salto dalla «semplice» intelligenza artificiale generativa, che produce contenuti in base agli imput umani, a sistemi che possono agire in autonomia e pianificare azioni.

Il problema è che l’IA ha individuato autonomamente una strategia imprevista e illegittima, spingendosi al di fuori dell’ambiente autorizzato. «Non si tratta di un’IA cosciente che decide di hackerare - ci spiega Olivia del team Red hot cyber - Si tratta di un sistema molto capace che ha ottimizzato un obbiettivo in modo aggressivo. I modelli sono usciti dall’ambiente del test per arrivare all’obbiettivo richiesto. Ma non gli è mai stato detto come arrivarci. Così hanno trovato la loro via per aggirare i vincoli tecnici. Hanno colpito Hugging Face non perché fosse il bersaglio finale ma perché appariva come un posto dove potevano trovarsi le informazioni necessarie per arrivare alle risposte o ai dati chiesti dal test».

Ciò che inquieta è immaginare come uno spirito di «iniziativa» del genere dell’IA possa arrivare ai nostri computer. O, peggio ancora, essere utilizzato come arma. Di fatto i modelli trovano traiettorie che noi umani non abbiamo considerato. «In un contesto di sicurezza - ci spiega Olivia - significa che l’IA può scoprire scorciatoie pericolose, combinare istruzioni apparentemente innocue con effetti non voluti». A confermarlo è anche Pierluigi Paganini, professore di Cybersecurity all’Università Luiss Guido Carli: «Se queste capacità fossero sfruttate in un contesto offensivo, le conseguenze sarebbero significative - spiega - mentre sale la competizione tra i big del settore per sviluppare software IA progettati per la cybersicurezza. Un caso per tutti, quello di Mythos di Anthropic, prima bloccato e poi liberato dal governo Usa, a cui sono seguiti quelli di Google e della stessa OpenAI. Una competizione serrata che va avanti senza esclusione di colpi».

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