Leggi il settimanale

"Hanno valigie piene di dollari, se succede qualcosa sono pronti a scappare". La telefonata choc della figlia di un pasdaran

La giovane ha spiegato che suo padre ha ordinato di sparare sui manifestanti, racconta della vergogna che prova nell'essere sua figlia e che, per questo, ha tentato di suicidarsi due volte

"Hanno valigie piene di dollari, se succede qualcosa sono pronti a scappare". La telefonata choc della figlia di un pasdaran
00:00 00:00

A metà gennaio, il regime iraniano si è ancora una volta macchiato del sangue dei giovani scesi in strada a protestare. Le vittime della repressione, secondo i numeri forniti dal governo degli ayatollah, sono 3mila, ma media indipendenti e testimonianze dal Paese raccontano una storia ben diversa. I morti potrebbero essere addirittura 40mila, così tanti che "i sacchi neri per i cadaveri sono finiti". Una mattanza senza precedenti, che ha non solo unito la comunità internazionale nella condanna, ma ha anche reso evidenti le crepe all'interno della tirannia teocratica di Teheran.

E anche in questo caso, anche dalla cerchia ristretta dei familiari di coloro che hanno dato gli ordini di sparare sulla folla, sono sempre i giovani a farsi avanti. Una ragazza, identificatasi con il nome di fantasia "Fatima", ha chiamato il programma radiofonico Manoto, gestito da iraniani in esilio, e ha fornito un racconto agghiacciante dei crimini commessi da suo padre. "Ciao, chiamo dall'ultima rete ancora attiva. Mio padre è uno degli elementi sul campo, uno degli oppressori. Ho molta paura e sono molto stressata. Voglio solo dire una cosa al popolo iraniano: attenzione a questi oppressori. I vostri comandanti hanno già preparato le valigie", ha detto. "Per me, sua figlia, per mia madre e per tutti i membri della mia famiglia, hanno preparato passaporti falsi, con dati falsi, per farci fuggire all'estero. Mio padre ha nascosto valigie piene di dollari in casa. Invitatemi al Tribunale dell'Aia. Sono una testimone vivente dei crimini che mio padre stesso ha commesso. Mio padre ora dà ordini di uccidere. Ho foto, ho video, ho documenti".

La ragazza ha anche dichiarato di "non essere una di loro", di non essere dalla parte dei macellai del regime, e di essere anche andata a un raduno del movimento dedicato a Masha Amini. Un'azione, questa, per cui è stata arrestata e rilasciata una volta riconosciuta. Il padre, stando al suo racconto, l'ha punita picchiandola con un manganello. I suoi amici, però, sono rimasti in carcere e sono stati torturati. "A chi dobbiamo raccontare tutto questo? Mio padre è senza vergogna e lo odio. Noi non vogliamo tutto questo. Uccidono (i pasdaran, ndr) i loro stessi figli e li opprimono, uccidono i loro concittadini. Ma sapete, se dovesse succedere qualcosa loro sarebbero i primi a scappare".

Dal racconto della giovane emerge anche un senso di impotenza, la rabbia per non poter fare nulla per fermare quanto sta accadendo. "Cosa possiamo fare, dirgli di non andare ad uccidere altri iraniani?", chiede a chi dirige la trasmissione. "Qualunque corte, qualunque repubblica, io vi dirò chi sono queste persone e i crimini che hanno commesso. Hanno iniziato in casa, torturando i propri figli. Avete idea del dolore che abbiamo dovuto patire a causa di questi padri? Ci costringono a mettere il velo e a pregare ogni notte. Se potessi, sarei la prima ad uccidere mio padre. Ho anche tentato il suicidio due volte, ma non c'è speranza. L'ho fatto perché non potevo più sopportare questa vergogna".

Le parole di Fatima offrono un chiaro specchio su un mondo che non traspare sulle pagine dei giornali e da cui difficilmente riescono a

filtrare informazioni. Come giustamente rimarcato dai conduttori di Manoto, la ragazza stessa è una vittima del regime, non una carnefice, e non dovrebbe provare vergogna per ciò che suo padre ha commesso.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica