Israele contesta l’assegnazione del Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay, mentre dai vertici dell’Unione europea arrivano messaggi di congratulazioni alla giurista sudafricana. La reazione più dura è senza ombra di dubbio quella del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che accusa il comitato di aver premiato una figura impegnata nella delegittimazione dello Stato ebraico.
“Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele”, afferma Sa’ar in una nota. Il ministro ricorre quindi a un riferimento al responsabile della propaganda nazista: “Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”. Nel mirino, in particolare, le posizioni della giurista su Israele: “Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente”.
Di segno opposto le dichiarazioni del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ricorda l’impegno di Pillay contro l’apartheid e il suo lavoro sulla giustizia internazionale. “Pochi hanno dedicato la loro vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei”, sottolinea. Per la von der Leyen, la giurista “ha guardato in faccia la brutalità dell’ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo”: un percorso che la leader del governo europeo indica come un riferimento nella difesa dei perseguitati e del primato del diritto.
Anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa accoglie favorevolmente la decisione, definendo il riconoscimento “davvero meritato e quanto mai opportuno, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti pressioni”. Il suo messaggio richiama il legame tra giustizia e pace: “Il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto”.
Dalla Spagna interviene Pedro Sanchez. “È una nota giurista sudafricana che ha dedicato la sua vita a perseguire l’impunità e a difendere i deboli contro i potenti”, scrive su X il premier socialista, ribadendo il sostegno del suo governo agli organismi internazionali impegnati per la pace. In Italia prendono posizione i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Esteri di Camera e Senato, che leggono la scelta come un riconoscimento al diritto internazionale, alle Nazioni Unite e alle istituzioni della giustizia internazionale. Non mancano le polemiche con Giorgia Meloni, per il sostegno a un Nobel a Donald Trump, e con Antonio Tajani, al quale contestano le posizioni sull’applicabilità del diritto internazionale e sulla Corte penale internazionale.
La relatrice speciale dell’Onu per i Territori occupati Francesca Albanese collega infine il premio alla questione palestinese. Dopo essersi congratulata con Pillay e aver richiamato il passaggio della motivazione dedicato alla responsabilità dei criminali di guerra e alla giustizia per le vittime, conclude: “Che questa giustizia abbia inizio in Palestina”.
