Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 17:05
Cronaca internazionale

Nobel a Pillay, Tel Aviv attacca: “Premiata la menzogna”. Trump: “Odia l’America e Israele”. L’Ue applaude

Sa’ar contesta il riconoscimento alla giurista sudafricana. Von der Leyen: “È la paladina dei perseguitati”. Albanese: “Che questa giustizia abbia inizio in Palestina”

FILE - United Nations High Commissioner for Human Rights Navanethem Pillay, center, visits Al- Daraj Elementary Co-ed UNRWA school in Gaza City, Feb. 10, 2011. (AP Photo/Adel Hana, File) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Israele contesta l’assegnazione del Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay, mentre dai vertici dell’Unione europea arrivano messaggi di congratulazioni alla giurista sudafricana. E non poteva mancare il commento tranchant di Donald Trump, che ha parlato di scelta “vergognosa”.

La reazione più dura è senza ombra di dubbio quella del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che accusa il comitato di aver premiato una figura impegnata nella delegittimazione dello Stato ebraico. “Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele”, afferma Sa’ar in una nota. Il ministro ricorre quindi a un riferimento al responsabile della propaganda nazista: “Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”. Nel mirino, in particolare, le posizioni della giurista su Israele: “Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente”.

Trump ha invece scelto il social Truth per criticare l’assegnazione del Nobel alla Pillay. Il tycoon ha pubblicato il post di “Shoenlaw” in cui si afferma che “oggi il Comitato per il Nobel si è reso protagonista di una vergogna irreparabile e ha sminuito l’un tempo prestigioso Premio Nobel per la Pace assegnandolo a Navi Pillay, dell’Onu. La Pillay nutre un odio dichiarato verso l’America e Israele. Nel suo ruolo ha celebrato terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una ‘indagine’ farsa sostenendo che Israele avesse commesso un genocidio e sollecitandone il perseguimento giudiziario”.

Netta presa di posizione anche da parte di Marco Carrai, Console onorario di Israele: “Apprendo che Hamas ha accolto con entusiasmo l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Navi Pillay, arrivando a parlare di resistenza dell’umanità contro le ‘forze del male’. Mi domando: se il partito nazista avesse esultato per l’assegnazione di un Premio Nobel per la Pace, nessuno si sarebbe posto qualche domanda?’ Vi sembra normale che un’organizzazione responsabile del massacro del 7 ottobre, quando circa 1.200 persone furono assassinate, tra cui donne, bambini e ragazzi che stavano semplicemente ballando a un festival musicale, possa oggi ergersi a difensore dell’umanità contro le forze del male? A me no. E credo che dovrebbe indignare chiunque abbia ancora a cuore il significato delle parole pace, giustizia e umanità”. Carrai ha poi aggiunto: “La pace non si misura con un premio, ma con la capacità di distinguere le vittime dai carnefici, la libertà dal terrorismo, la verità dalla propaganda. E quando chi ha rivendicato il 7 ottobre applaude un Premio Nobel per la Pace, il minimo che possiamo fare è domandarci perché. Il silenzio, invece, sarebbe imperdonabile”.

Di segno opposto le dichiarazioni del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ricorda l’impegno di Pillay contro l’apartheid e il suo lavoro sulla giustizia internazionale. “Pochi hanno dedicato la loro vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei”, sottolinea. Per la von der Leyen, la giurista “ha guardato in faccia la brutalità dell’ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo”: un percorso che la leader del governo europeo indica come un riferimento nella difesa dei perseguitati e del primato del diritto.

Anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa accoglie favorevolmente la decisione, definendo il riconoscimento “davvero meritato e quanto mai opportuno, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti pressioni”. Il suo messaggio richiama il legame tra giustizia e pace: “Il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto”.

Dalla Spagna interviene Pedro Sanchez. “È una nota giurista sudafricana che ha dedicato la sua vita a perseguire l’impunità e a difendere i deboli contro i potenti”, scrive su X il premier socialista, ribadendo il sostegno del suo governo agli organismi internazionali impegnati per la pace. In Italia prendono posizione i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Esteri di Camera e Senato, che leggono la scelta come un riconoscimento al diritto internazionale, alle Nazioni Unite e alle istituzioni della giustizia internazionale. Non mancano le polemiche con Giorgia Meloni, per il sostegno a un Nobel a Donald Trump, e con Antonio Tajani, al quale contestano le posizioni sull’applicabilità del diritto internazionale e sulla Corte penale internazionale.

La relatrice speciale dell’Onu per i Territori occupati Francesca Albanese collega infine il premio alla questione palestinese. Dopo essersi congratulata con Pillay e aver richiamato il passaggio della motivazione dedicato alla responsabilità dei criminali di guerra e alla giustizia per le vittime, conclude: “Che questa giustizia abbia inizio in Palestina”.

Commenti