Navanethem “Navi” Pillay è la vincitrice del Nobel per la Pace 2026. Giurista sudafricana di origine tamil, nata a Durban il 23 settembre 1941, ha dedicato la propria carriera alla difesa dei diritti umani, alla lotta contro le discriminazioni e al rafforzamento della giustizia internazionale. L’annuncio è stato dato a Oslo dal presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Jørgen Watne Frydnes. Nella motivazione ufficiale, il Comitato ha premiato Pillay “per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale”. Il riconoscimento valorizza una carriera segnata dalla difesa dei principi giuridici universali, dalla lotta contro l’impunità per i crimini più gravi e dalla convinzione che il diritto internazionale debba essere uno strumento concreto di tutela delle persone. Nel corso della sua attività, Pillay ha contribuito allo sviluppo della giustizia penale internazionale e al riconoscimento delle responsabilità per le violazioni dei diritti fondamentali. Il Comitato ha sottolineato che “l’impegno di Navi Pillay verso i principi giuridici universali e la sua solida bussola morale sono stati costanti in una lunga carriera”. Un percorso che va dalla difesa di Nelson Mandela e degli oppositori dell’apartheid al lavoro come giudice in alcuni dei casi più importanti della giustizia internazionale. Pillay, si legge ancora nella motivazione, ha chiamato gli Stati e i leader nazionali a rispondere delle proprie azioni, portando speranza alle vittime di violenze e conflitti e ribadendo la responsabilità di individui e Stati nel rispetto dello Stato di diritto. Il presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Jørgen Watne Frydnes, ha definito Pillay “una delle esperte legali più coraggiose e importanti del nostro tempo”. Inizialmente, il presidente non era riuscito a contattare la vincitrice per comunicarle la notizia. “Se vede un numero norvegese, per favore risponda”, ha detto. Il riconoscimento, ha spiegato, vuole essere anche un messaggio a chi attacca o indebolisce il sistema internazionale fondato sulle regole e sulle istituzioni. L’auspicio è che il premio contribuisca a rafforzare gli organismi internazionali e le persone impegnate nella difesa del diritto. La notizia è stata accolta positivamente anche dalle Nazioni Unite. “È una notizia straordinaria, abbiamo bisogno di maggiore dedizione e impegno per i diritti umani”, ha dichiarato a Ginevra Shabia Mantoo, portavoce dell’ufficio dell’ONU per i diritti umani, auspicando che il riconoscimento possa incoraggiare altre persone a promuovere e tutelare i diritti fondamentali in tutto il mondo.
La battaglia contro l’apartheid e la carriera internazionale
Cresciuta in Sudafrica durante il regime dell’apartheid, Pillay ha conosciuto direttamente le conseguenze della segregazione razziale. Nel 1967 è diventata la prima donna ad aprire uno studio legale nella provincia del Natal e si è impegnata nella difesa degli oppositori dell’apartheid, denunciando anche le torture e le violazioni dei diritti dei detenuti. Dopo la fine del regime segregazionista, la sua carriera è proseguita nelle istituzioni giudiziarie. Nel 1995 è stata nominata giudice dell’Alta corte sudafricana e, nello stesso anno, è entrata nel Tribunale penale internazionale per il Ruanda, di cui è stata presidente dal 1999 al 2003. In quel contesto si è occupata anche dei crimini di violenza sessuale durante i conflitti. Nel 2003 è diventata giudice della Corte penale internazionale. Dal 2008 al 2014 ha ricoperto l’incarico di Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, contribuendo alla promozione e alla tutela dei diritti fondamentali a livello globale. Successivamente ha assunto altri ruoli internazionali, tra cui la presidenza della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato.
La battuta su Trump e il precedente di María Corina Machado
A margine dell’annuncio, Pillay ha scherzato sul mancato riconoscimento a Donald Trump. “Se applaudite un po’ più forte, forse dividerò il premio con Trump”, ha detto la giurista. La reazione è stata ripresa da Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, durante un incontro a Norimberga e pubblicata su X. La battuta richiama quanto accaduto nel 2025, quando la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, vincitrice del Nobel per la Pace, consegnò la propria medaglia a Trump. Il gesto arrivò dopo l’intervento degli Stati Uniti che portò alla destituzione dell’allora presidente venezuelano Nicolás Maduro. La consegna ebbe valore simbolico: il Comitato per il Nobel ha infatti chiarito che il riconoscimento non può essere trasferito a un’altra persona.
Che cosa significa il Nobel per la Pace
La scelta di Navi Pillay richiama il ruolo della giustizia e delle istituzioni internazionali nella prevenzione dei conflitti, nella protezione delle vittime e nell’accertamento delle responsabilità. Il suo percorso mostra come la difesa dei diritti umani possa intrecciarsi con la costruzione di strumenti giuridici capaci di contrastare le discriminazioni e perseguire i responsabili di gravi violazioni. Il Nobel per la Pace viene assegnato ogni anno a persone o organizzazioni che si sono distinte per il contributo alla pace, alla cooperazione internazionale e alla tutela dei diritti. Istituito sulla base del testamento di Alfred Nobel, il premio è stato conferito per la prima volta nel 1901. Nel 2026 ricorre quindi il 125esimo anniversario della sua prima assegnazione. La cerimonia di consegna è prevista per il 10 dicembre a Oslo, nella data in cui si ricorda la morte di Alfred Nobel. La vincitrice riceverà la medaglia, il diploma e il premio in denaro, pari a 12 milioni di corone svedesi.
