Idolo del mondo woke ma anche della sfera islamica: Alexandria Ocasio-Cortez non smette mai di stupire. La pasionaria democratica di New York, volto giovane della sinistra americana e da anni voce tonante contro il patriarcato, si è presentata a una celebrazione dell’Eid al-Adha nel Bronx con il capo coperto da un hijab. Un gesto che nelle intenzioni voleva essere di rispetto verso la comunità musulmana del suo distretto ma che nel giro di poche ore è diventato l’ennesimo cortocircuito ideologico della politica identitaria americana.
Subito virale sui social, il video mostra AOC sul palco durante la festa islamica, accanto al sindaco di New York Zohran Mamdani, anche lui protagonista della giornata per il suo abito tradizionale - la kurta - ispirato all’Arsenal, la squadra inglese di cui è tifoso. Una scena perfetta per l’America democratica del 2026: multiculturalismo, simboli religiosi, giustizia sociale e così via. Tutto insieme, tutto nello stesso frame. Ma c’è qualcosa che stona e non potrebbe essere diversamente: la nemesi della teocrazia patriarcale si è ritrovata accusata dai conservatori di fare esattamente ciò che rimprovera agli altri, ossia normalizzare un simbolo che in molte parti del mondo non è una libera scelta estetica, ma un obbligo imposto alle donne.
AOC showed up wearing a hijab during a Muslim holiday event with Zohran Mamdani in New York City today
— Maria (@dimkovska88) May 27, 2026
Should elected officials promote religious symbolism publicly? pic.twitter.com/XADdsmVGOk
Le critiche del popolo del web sono state feroci. C’è chi l’ha accusata di “cosplay” ideologico, chi di ipocrisia, chi di usare il velo come accessorio politico buono per la foto con l’elettorato giusto. Sia chiaro: la Ocasio-Cortez aveva il diritto di vestire il velo islamico, anche se lei è cattolica, anche se si trovava nel Bronx. Il punto è un altro ed è molto più politico: la sinistra progressista occidentale pretende di trasformare ogni gesto in una dichiarazione morale, ogni indumento in un manifesto, ogni parola in un tribunale. Ma quando il simbolo diventa scomodo, quando non coincide più con la narrazione rassicurante dell’inclusione, allora cominciano le giravolte. Il velo se imposto in Iran è oppressione patriarcale, mentre indossato da una leader progressista negli Stati Uniti diventa rispetto culturale.
È qui che nasce l’accusa di doppiopesismo. Perché la Ocasio-Cortez non è una deputata qualunque. È una delle figure più riconoscibili dell’ala radicale democratica, icona del progressismo del globo terracqueo, una politica che ha costruito il proprio profilo pubblico sulla denuncia del maschilismo sistemico, della destra religiosa, del controllo sul corpo femminile.
Per questo indossare il velo non è stato letto come un semplice gesto di cortesia verso una comunità religiosa, ma come una contraddizione vivente: la paladina dell’autodeterminazione femminile che - per calcolo politico o sensibilità multiculturale - si avvolge in un simbolo che altrove rappresenta esattamente il contrario.