Sono lontani i tempi in cui le monarchie erano intoccabili per diritto divino. Oggi non è più così se re Carlo III, dopo una vita passata in attesa di succedere a sua madre la Regina Elisabetta II, sente scricchiolare il trono per uno scandalo che riguarda il fratello Andrea.
C’è chi sostiene che ora dovrebbe abdicare per redimere la famiglia dagli scandali. Perché oggi si è re per reputazione, più che per nascita. L’immagine quindi è la cosa più importante da difendere per una monarchia ormai vulnerabile. Lo si capisce dal fatto che un membro della famiglia reale, seppur decaduto, oggi possa essere arrestato e rilasciato nel giorno del suo compleanno. Torchiato come un suddito qualsiasi.
E così è normale che lo scandalo Epstein colpisce il fratello Andrea, ma re Carlo deve farci i conti. «La giustizia faccia il suo corso», dice quasi a volersi scansare dall’ondata di fango in arrivo.
È l’opinione pubblica, bellezza: una forza che un tempo era in grado di scardinare capi di governo, ma nell’epoca dei social tiene sulla graticola perfino i sovrani. Così una monarchia come quella inglese, sopravvissuta a vicende devastanti come la morte di lady Diana, ora vede re Carlo precario, senza uno straccio di contratto a tutele crescenti.
Politici eletti e monarchi sono buttati nello stesso calderone. Un premier può essere costretto a dimettersi dopo una mossa sbagliata, come è successo all’ex primo ministro Liz Truss, però anche un Re deve avere la parola abdicare pronta nella valigia. Un tempo lasciare il trono era una cosa possibile più che altro in teoria. Ai nostri giorni però ci siamo quasi abituati e tutti ricordano le dimissioni di Papa Ratzinger, il passo indietro di Juan Carlos I di Spagna.
Storie diverse, ma tutte con un filo conduttore: non solo i monarchi possono cadere, ma quasi ci aspettiamo che lo facciano.
Quello che una volta era il potere più assoluto, ora è arrivato a sottomettersi all’opinione popolare come una democrazia qualsiasi.