Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:40
Cronaca internazionale

Sim algerine e piano di propaganda social. Gli 007 del re mirano Melilla e ancora Ceuta

Ricostruita l’operazione che somma criminalità organizzata, guerriglia digitale e apparati di sicurezza militari. Diffusa la sentenza e le mappe, la folla gestita con ordini di combattimento urbano. E adesso l’allarme si sposta verso l’altra exclave

Un’operazione di destabilizzazione tattica che sfuma i confini tra criminalità organizzata, guerriglia digitale e apparati di sicurezza militari. Secondo gli ultimi rilievi dell’intelligence, le schede telefoniche utilizzate per dirigere le operazioni sarebbero state acquistate in Algeria e Tunisia da piccoli trafficanti locali per conto dei servizi segreti marocchini, per poi essere impiegate direttamente dai comandi militari di Rabat. Una triangolazione studiata nei minimi dettagli per mascherare la regia operativa reale e addebitare l’intera ingerenza al territorio algerino.

L’indagine condotta su fonti coperte dagli esperti di terrorismo spagnoli individua l’infrastruttura di comando in un nodo amministrato da numerazioni con prefisso internazionale +213, corrispondente all’Algeria. L’invasione di Ceuta è stata stimolata, fin dai primi giorni di luglio, da una massiccia campagna sui social capace di generare oltre 11 milioni di impression e di like, spinti in gran parte da profili localizzati tra Algeria, Tunisia e Francia.

A differenza dei semplici canali di amplificazione creati per raccogliere visibilità, al gestore del numero algerino è stata affidata una missione di inquadramento strettamente tattica. Questo attore ha guidato direttamente il canale WhatsApp «Assalto alla barriera di Ceuta», individuato già il 28 luglio. Quando poi il dispositivo di sicurezza di Spagna e Marocco ha blindato gli accessi a Ceuta, lo stesso amministratore ha reagito aprendo il 31 luglio un secondo canale strategico denominato «Assalto», a cui si è affiancata la chat «Assalto per il valico verso Melilla», specifica per riorientare d’improvviso la pressione verso l’altra enclave.

Dalle intercettazioni delle chat emergono ordini organizzativi da combattimento urbano. L’amministratore non si è limitato a inviare messaggi passivi, ma ha imposto il frazionamento della folla in micro-cellule per infiltrarsi oltre i blocchi della polizia, ha fissato la sincronizzazione dell’attacco subito dopo l’ultima preghiera della sera (Ichaa) e ha preteso lo spegnimento tassativo dei cellulari durante la notte dell’assalto per eludere la geolocalizzazione radar.

L’intera operazione si è sviluppata lungo una sequenza cronologica articolata in cinque fasi distinte. Tra l’8 e il 15 luglio si è assistito alla fabbricazione del racconto iniziale, manipolando una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo per far credere che la frontiera fosse ormai legalmente aperta.Dal 15 al 25 luglio l’azione è virata sull’amplificazione logistica, inondando i social di mappe marittime e itinerari a nuoto a partire da Belyounech e Fnideq. Tra il 28 e il 30 luglio si è attivato il nodo di comando telefonico per impartire gli ordini di raduno, sfociati nella notte del 31 luglio nell’assalto fisico ai reticolati. Infine, tra il 31 luglio e il 2 agosto, la rete ha dimostrato una reattività militare spostando l’asse dell’attacco verso Melilla in meno di 24 ore.

In questo ecosistema, TikTok ha funzionato come vettore primario di guerra psicologica e reclutamento: account hanno totalizzato quasi 7 milioni di visualizzazioni diffondendo lo slogan «La frontiera non è la fine». Facebook ha fatto da borsa logistica con 5 grandi gruppi e 250mila utenti intesi a scambiarsi informazioni sulle pattuglie e muti da sub, mentre profili Instagram fornivano la riprova sociale pubblicando le foto delle penetrazioni riuscite.

Nonostante questa prima spinta sia stata arginata dalle forze di polizia, nei palazzi della sicurezza di Madrid l’allarme resta ai livelli massimi. Le informazioni d’intelligence indicano che la pressione strategica non si è affatto esaurita e che un nuovo, massiccio tentativo d’invasione è atteso entro la metà di questo mese, questa volta diretto in modo concentrato su Melilla e poi il 15 di nuovo a Ceuta. L’uso delle Sim «civetta» algerine da parte dei servizi di Rabat conferma come i flussi migratori vengano usati come un’arma d’inganno e di ricatto politico al confine meridionale dell’Europa.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.