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Cronaca internazionale

Ceuta, 50 agenti contro migliaia di migranti: la barriera di Sanchez che non ferma nessuno

Il sindacato Jupol denuncia rinforzi insufficienti e una barriera facile da superare, mentre sui social marocchini si prepara una nuova mobilitazione

A una settimana dall’ondata migratoria che ha travolto Ceuta, il governo spagnolo continua a raccontare una normalità che, almeno secondo chi si trova sul campo, semplicemente non esiste. Gli agenti della Policía Nacional accusano la squadra di Pedro Sanchez – in particolare il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska - di non aver adottato alcuna misura realmente dissuasiva per impedire una nuova pressione sulla frontiera. E mentre sui social marocchini circolano appelli per un’altra mobilitazione il prossimo 15 agosto, Madrid risponde con una barriera galleggiante che può essere superata senza particolari difficoltà.

A denunciare la situazione è Jupol, il principale sindacato della polizia spagnola. Come riportato da Ok Diario, la portavoce Laura Garcia ha bocciato senza mezzi termini l’intervento disposto dall’esecutivo: “La boa galleggiante che hanno installato può essere scavalcata da chiunque, quindi non è realmente dissuasiva”. La misura avrebbe perlopiù una funzione giuridica. Una recente sentenza del Tribunale Supremo ha stabilito che il respingimento immediato alla frontiera non può essere applicato a chi raggiunge il territorio spagnolo a nuoto, aggirando i moli di Benzú e Tarajal. Superando la barriera galleggiante, invece, l’ingresso potrebbe essere equiparato allo scavalcamento della recinzione e consentire il respingimento.

Un espediente legale che rischia di restare soltanto sulla carta. Perché, come domanda Jupol, chi dovrebbe materialmente eseguire i respingimenti? A Ceuta sono stati dispiegati appena 150 agenti delle Unità di intervento della polizia. Divisi su più turni, significa che in servizio possono essercene contemporaneamente quaranta o cinquanta. A loro spetta sorvegliare la frontiera, garantire la sicurezza del centro di accoglienza ormai sovraffollato, controllare le strade e presidiare gli insediamenti irregolari che si stanno formando.

Una sproporzione evidente, soprattutto se confrontata con le dimensioni dell’emergenza. Secondo i dati citati dallo stesso governo Sanchez, nell’ondata della scorsa settimana sarebbero entrate a Ceuta circa 72 mila persone. Al momento dell’assalto erano presenti soltanto 42 agenti antisommossa, ai quali si sono aggiunti successivamente altri 108 uomini. Un rinforzo che il sindacato definisce “totalmente insufficiente”. E non potrebbe essere diversamente

Ma il dettaglio che fotografa meglio le priorità del governo socialista è un altro. Secondo Jupol, il primo contingente arrivato dopo la crisi non sarebbe stato inviato alla frontiera, bensì impiegato per proteggere Pedro Sanchez e Marlaska e gli edifici visitati dai due rappresentanti dell’esecutivo. Prima la passerella istituzionale, poi – eventualmente – la sicurezza dei confini.

È il copione ormai abituale della Moncloa: minimizzare l’emergenza, allestire una soluzione scenografica e lasciare agli agenti il compito di gestire le conseguenze. Jupol invoca anche una riforma della legge sull’immigrazione e accordi più efficaci per la riammissione con i Paesi di origine e di transito. Senza rimpatri rapidi e strumenti giuridici applicabili, avverte il sindacato, la pressione su Ceuta e Melilla continuerà ad aumentare.

A Madrid, però, sembrano ancora convinti che basti una boa per fermare una crisi internazionale. Il problema è che le frontiere non si difendono con le trovate pubblicitarie o con un tweet da Lanzarote. E gli agenti - lasciati in cinquanta contro migliaia di persone - non possono essere trasformati nell’alibi permanente dei fallimenti del governo socialista.

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