È stata trovata morta la donna sospettata di essere l'artefice dell'attentato contro l'oligarca Vadim Ermolaev nel Principato di Monaco, avvenuto il 29 giugno. Secondo quanto riportato da Pravda Ukraine, il cadavere è stato rinvenuto intorno alle 23 del 6 luglio vicino a Kiev. Stando alle informazioni disponibili, sarebbe stata uccisa a colpi di arma da fuoco. Due persone, un ex agente delle forze dell'ordine e un ufficiale dell'intelligence militare ucraina (Gur), sono state arrestate nell'ambito delle indagini.
Una fonte ha spiegato a Pravda Ukraine che la donna è stata fuori dall'Ucraina dal 22 marzo 2025 fino al 1 luglio 2026. Dopo l'attentato, in cui sono rimasti feriti Ermolaev e alcuni suoi familiari, era stata avviata una caccia all'uomo nei confronti della sospettata che era stata immortalata dalle telecamere di sicurezza. Il 2 luglio, era stata localizzata in un Paese europeo diverso sia dalla Francia, sia dal Principato. Monaco aveva aperto un'indagine per tentato omicidio e collocamento di un ordigno esplosivo in un luogo pubblico e aveva richiesto l'attivazione dei meccanismi di cooperazione internazionale tra le forze di polizia europee per individuare e arrestare la donna.
Tra le ipotesi investigative, era stata elencata anche il possibile coinvolgimento dei servizzi di sicurezza di Kiev (Sbu), ma questa circostanza non è stata confermata ufficialmente. Essa, però, non è da escludere, visto che il bersaglio dell'attentato, un imprenditore originario di Dnipro e fondatore del gruppo Alef, è stato in passato tra gli uomini più ricchi dell'Ucraina secondo Forbes. Nel 2019 ha rinunciato alla cittadinanza ucraina acquisendo quella cipriota.
Era inoltre tra i protagonisti dell'inchiesta giornalistica "Battaglione Monaco", dedicata agli imprenditori e agli oligarchi ucraini trasferitisi in Costa Azzurra durante la guerra, e in passato era finito nel mirino della autorità ucraine, che lo avevano accusato di aver mantenuto rapporti economici nella Crimea occupata dalla Russia.