Una lezione del giudice: «Imbrattare monumenti non serve a salvare l’ambiente». E la condanna a risarcire la parte civile, cioè la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano, per quasi 100mila euro. Così il Tribunale nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 18 maggio ha condannato a quattro mesi di reclusione (con pena sospesa) sette attivisti di Ultima generazione, accusati di imbrattamento di beni culturali per aver gettato vernice arancione sulla base dell’Arco della Pace il 15 novembre 2023.
Scrive il giudice della Quarta sezione penale, Mariapia Blanda, che «pur riconoscendo l’attualità del pericolo legato al cambiamento climatico e la sua rilevante incidenza sulla salute, ciò che difetta è il requisito dell’inevitabilità». Non è possibile cioè «attribuire a una mera azione dimostrativa» un «nesso causale» con «l’evento che si vuole evitare», vale a dire il surriscaldamento del pianeta. Da qui l’esclusione dello «stato di necessità», invocato dalle difese. Non solo. Non sussistono, per la Corte, neppure le attenuanti dei «motivi di particolare valore morale o sociale», in quanto «i motivi politici e l’ideologia sociale o politica» non possono essere supportati da «contenuto etico» o da «finalità di giustizia sociale», se c’è «ricorso generalizzato alla violenza indiscriminata e sopraffattrice dell’altrui libertà».
Gli imputati, difesi dagli avvocati Gilberto Pagani e Daniela Torro, sono stati condannati anche a mille euro di multa ciascuno. Ancora le motivazioni: la loro azione «non può considerarsi direttamente funzionale all’affermazione di motivi sociali generalmente condivisi, quali il diritto all’ambiente o il diritto alla salute, proprio perché la condotta posta in essere presuppone un ricorso generalizzato ad azioni eclatanti in grado di minare la libertà, come quella di salvaguardare e godere delle opere d’arte e del patrimonio culturale». Tuttavia i «motivi alla base dell’agire» illecito «sono senz’altro meritevoli della concessione» delle attenuanti generiche. La pena inoltre è sospesa, subordinata «alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività» per quattro mesi. Cinque degli attivisti sono stati invece assolti, per «particolare tenuità del fatto, per l’azione del 18 novembre 2022: l’avere versato sacchi di farina sopra un’auto dipinta da Andy Warhol, esposta alla Fabbrica del Vapore.
Il giudice spiega che nel caso dell’Arco della Pace, per rimuovere la vernice dal monumento imbrattato era stato «necessario impiantare un cantiere, con la destinazione di 58mila euro di fondi ministeriali». E altri 40mila euro erano stati «reperiti» con un contratto di sponsorizzazione privata. Per un totale appunto di danni da risarcire in solido di oltre 97mila euro a carico dei giovani di Ultima generazione.
