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Cronaca locale

Bergamasco legge Manzoni. “È un testo molto politico”

L’attrice interpreta la Colonna infame: “È una vicenda emblematica della banalità del male, malagiustizia e tortura esistono ancora oggi”

Poliedrica L'attrice milanese Sonia Bergamasco

Sonia Bergamasco è un’attrice molto popolare e molto raffinata, dai talenti e dagli interessi molteplici. In questo momento e fino al primo novembre è in scena al Teatro Strehler con «Oscar», regia di Antonio Latella, tratto dalla vicenda di Lady Oscar. E domani alle 20,30, al Teatro degli Angeli, leggerà Manzoni, inaugurando «Il romanzo di Milano», rassegna nata da un’idea di Luca Doninelli e dedicata alla riscoperta del fino al primo novembre. «Ho proposto di dedicare la serata alla Colonna infame, che amo moltissimo come testo, perché è una vicenda emblematica, tragica e paradossale, della stupidità umana, della cattiveria e della banalità del male. Siamo davanti a un processo surreale e atroce che vede persone totalmente innocenti torturate, massacrate, e che per disperazione si accusano a vicenda. La fine è nota: la colonna infame è stata poi distrutta nottetempo con vergogna ma è un atto da ascrivere alla malagiustizia». Bergamasco è convinta che ci sia molto di contemporaneo nel testo che leggerà: «La tortura non è finita, è ancora una pratica attiva, segretamente o apertamente, in molta parte del mondo. Ci sono episodi cruciali italiani come quello di Enzo Tortora che ci riportano a persone totalmente estranee ai fatti portate alla morte ingiustamente».

Dopo il primo capitolo della «Storia della colonna infame», Bergamasco leggerà un capitolo da «La città degli untori» di Corrado Flaiano, direttamente connesso con Manzoni. C’è molto oltre la semplice lettura del testo: «È un Manzoni fortemente politico, scrittore che si occupa degli ultimi, mette in luce chi non è mai stato in luce. La vicenda ha al centro due giovani senza arte né parte che diventano protagonisti di una storia grande». La Colonna parla all’oggi anche da altri punti di vista: «Le prime voci della calunnia vengono da persone qualunque che reputano di poter accusare qualcuno perché hanno visto qualcosa. E il potere, al tempo della peste, aveva bisogno di capri espiatori proprio perché non poteva rispondere al flagello della peste».