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Cronaca locale

“Chiameremo Leone il neonato abbandonato”

Trovato in una busta, è ricoverato a Niguarda e sta bene. Già partita la corsa all’adozione

In fuga Le ricerche della polizia si concentrano a nord della città

Le condizioni del piccolo sono stabili. Dopo una fase iniziale di incertezza, il neonato che lunedì pomeriggio è stato trovato per strada a Cinisello Balsamo dentro un sacchetto di plastica annodato sta bene e respira autonomamente. Mentre cerca di riprendersi dal trauma delle sue prime ore di vita, si concentrano in uno spazio che comprende Cinisello Balsamo e il circondario le ricerche della madre, presumibilmente straniera, che l’ha abbandonato.

«Ora aspettiamo che inizi a succhiare il latte, speriamo che accada nelle prossime ore» ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ieri pomeriggio dopo aver fatto visita al neonato ricoverato nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Niguarda. «Quando è arrivato in ospedale ha proseguito - il bambino era in ipotermia. I soccorritori del 118 di Areu sono intervenuti immediatamente, prestando le prime cure: il cordone ombelicale era strappato e la placenta si trovava nella busta di plastica insieme al piccolo. Considerando le drammatiche circostanze in cui è stato trovato, le sue condizioni sono complessivamente buone».

L’assessore ha raccontato anche la scelta del nome Leone, condivisa con il personale del Niguarda e con gli infermieri della Terapia intensiva neonatale. «È un nome - ha spiegato l’assessore - che vuole essere innanzitutto un augurio di pronta ripresa per il Santo Padre, ma anche un auspicio per questo bambino. Ha già affrontato una situazione estremamente difficile e ha dimostrato di reagire».

L’ospedale ha ricevuto numerosi messaggi di vicinanza e tante manifestazioni di disponibilità da parte di cittadini che vorrebbero donare vestitini, coperte e giocattoli o accogliere il piccolo in famiglia. Così sono moltissimi anche coloro che hanno manifestato la disponibilità ad adottarlo. Sarà il Tribunale dei Minori a occuparsi dei passaggi successivi. «Vorrei che questa vicenda - ha aggiunto Bertolaso - diventasse un’occasione per ricordare a tutte le donne che è possibile rivolgersi a un ospedale, essere assistite durante il parto e scegliere di non riconoscere il proprio bambino, mantenendo l’anonimato nei modi previsti dalla legge».