Bastano un paio di metri d’asfalto, a Milano, per trasformare un martedì qualunque in un referto. Poco prima delle 13.30 di ieri il bus 95 di Atm - che collega Rogoredo con Famagosta - attraversa viale Giovanni da Cermenate, al limite tra il Vigentino e il quartiere Fatima . È l’ora di pranzo: c’è chi torna da scuola, chi va a fare la spesa, chi sta già pensando al pomeriggio. All’altezza di via Lampedusa il veicolo che precede il mezzo pubblico rallenta, troppo e troppo in fretta. L’autista inchioda per non tamponarlo. Ci riesce. Il tamponamento non c’è. C’è tutto il resto.
Perché dentro un autobus una frenata non è mai soltanto una frenata: è la fisica che si prende la rivincita sulla distrazione. C’è chi è in piedi con il telefono in mano, chi cerca un appiglio, chi si è appena alzato per prenotare la fermata. Dieci passeggeri finiscono a terra, sbattuti contro pali, sedili e finestrini, gli uni sugli altri, in quella coreografia brutale che dura un secondo e che chi l’ha vissuta non dimentica.
L’allarme scatta subito. L’Areu manda quattro ambulanze e due automediche: uno spiegamento da grande emergenza per un incidente in cui, per fortuna, nessuno dei feriti è davvero grave. Ma lo spavento, quello sì, è serissimo. Alla fine dei conti sono ben nove i passeggeri che vengono portati in ospedale, quattro in codice giallo. Il decimo viene medicato lì, sul posto.
I pronto soccorso disegnano una mappa di Milano e dintorni. Una ragazzina di 14 anni e un ragazzo di 18, entrambi in giallo, finiscono al San Raffaele. In giallo anche un 31enne, trasportato all’ Humanitas di Rozzano insieme a una donna di 46 anni. Il più anziano, un uomo di 78 anni, arriva al San Carlo in codice giallo; con lui, ma in modo più lieve, una 51enne. Tre donne di 32, 62 e 63 anni vengono invece accompagnate in codice verde all’ospedale di San Donato.
Ora tocca alla polizia locale ricostruire quei pochi istanti: la distanza di sicurezza, la velocità, la manovra del mezzo davanti. Accertamenti di rito, si dice. Resta l’immagine, invece poco di rito, di un autobus che si ferma in tempo e di dieci persone che invece non ci riescono. Chiunque prenda i mezzi a Milano lo sa: tenersi forte non è un consiglio, è un’assicurazione. Ieri, sulla 95, qualcuno l’ha dovuto imparare sulla propria pelle.
