A Livorno, non si placano le polemiche relative al progetto pilota di corsi di lingua araba rivolti agli operatori di polizia, promosso da alcuni sindacati delle forze dell’ordine (Unarma, Usif, Silp Cgil, Silf e Uil Fp) in collaborazione con il Consiglio di zona 1, la comunità musulmana livornese e il security manager del Comune di Livorno (Comune amministrato dalla sinistra). Proprio stamani, il prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi ha espresso una “netta disapprovazione” per l’iniziativa, come riferisce una nota della prefettura. Per una vicenda che sembra aver già superato i confini regionali della Toscana, e che promette già di innescare un dibattito a livello nazionale.
“Il progetto non ha ricevuto alcun avallo dal ministero dell’Interno né dalla Prefettura, che non era stata preventivamente informata. Il coinvolgimento di qualche organizzazione sindacale delle forze di polizia non può essere presentato come un’adesione istituzionale delle amministrazioni di appartenenza: questa adesione non esiste. La partecipazione del security manager del Comune non attribuisce all’iniziativa alcuna legittimazione da parte delle autorità statali di pubblica sicurezza. Né il security manager né l’amministrazione comunale possono sostituirsi alle amministrazioni competenti nella formazione del personale. Il rispetto delle competenze deve precedere gli annunci pubblici – si legge nel documento - il massimo rispetto per le culture straniere si accompagna alla convinzione che l’integrazione in Italia passi attraverso la conoscenza della lingua italiana e il rispetto delle leggi del nostro Paese. La conoscenza delle lingue straniere può certamente essere utile agli operatori, ma richiede percorsi formativi definiti nelle sedi competenti. Iniziative estemporanee e fuorvianti rischiano di creare equivoci sui ruoli e sulle responsabilità istituzionali”.
Anche Marcella Amodio, consigliera regionale di Fratelli d’Italia in Toscana e capogruppo di FdI a Livorno, ha duramente contestato il progetto. “Esprimo la mia totale contrarietà all’iniziativa promossa a Livorno da alcune sigle sindacali, il Comune e la comunità musulmana, relativa all’insegnamento della lingua e cultura araba agli agenti delle forze dell’ordine. Un progetto che si vorrebbe far passare come strumento di sicurezza, ma che nei fatti ribalta completamente il senso dello Stato e della convivenza civile. Questa è semplicemente sottomissione culturale. Premesso che ben venga qualsiasi tipo di corso e di formazione aggiuntiva volto ad accrescere le competenze professionali e la sicurezza degli agenti, in questo caso assistiamo a un paradosso inaccettabile: si pretende che siano le nostre Forze dell’Ordine ad adattarsi – ha dichiarato - dovrebbe avvenire esattamente il contrario. Chi sceglie di vivere e risiedere in Italia ha il dovere morale e civico di imparare la nostra lingua e di rispettare le nostre leggi. E per chi viene qui, delinque e non pronuncia nemmeno una parola d’italiano, l’unica soluzione deve essere solo una: tornare a casa propria. È semplicemente inaccettabile chiedere allo Stato di piegarsi non solo alle culture altrui, ma addirittura a chi ha potenzialmente commesso un reato, perché coloro che hanno intenzione di integrarsi nella nostra Nazione lavorando onestamente, sono ben consapevoli di dover conoscere la nostra lingua. Auspico che ci sia una netta presa di distanza da questa iniziativa di matrice apertamente ideologica. La vera priorità per la sicurezza a Livorno è il controllo capillare del territorio e la tolleranza zero verso l’illegalità, non i corsi d’arabo sponsorizzati dalla sinistra e dalla Cgil”.
Sull’accaduto è intervenuto anche Claudiu Stanasel, esponente della Lega e già capogruppo per il Carroccio nel consiglio comunale di Prato (nel quale ha ricoperto il ruolo di vice-presidente del consiglio comunale). “Esprimo forte preoccupazione e sconcerto di fronte al progetto promosso a Livorno, con il coinvolgimento dell’amministrazione comunale di centrosinistra, che vorrebbe imporre ai nostri agenti delle forze dell’ordine di studiare la lingua araba – ha dichiarato - Oriana Fallaci aveva lanciato avvertimenti che oggi, purtroppo, tornano drammaticamente attuali davanti a certe scelte politiche riconducibili alla sinistra, che sembrano aver completamente capovolto il concetto di integrazione. Esprimo la mia piena solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine, che meritano rispetto, sostegno e strumenti adeguati per svolgere il proprio lavoro. Mi congratulo con i colleghi della Lega di Livorno per aver preso immediatamente una posizione chiara e ferma contro questa iniziativa”.
Manfredi Potenti, senatore della Lega, ha infine annunciato l’intenzione di portare la questione all’attenzione del Parlamento e del Ministero dell’Interno. “Se una persona vuole davvero integrarsi correttamente nel tessuto sociale del Paese che la ospita, una delle prime cose da farsi è quella, a nostro avviso, d’imparare la lingua del posto, non viceversa – il suo intervento, riportato da Notizie Toscane - ad ogni modo, per fare ufficialmente chiarezza su questo progetto livornese, che viene addirittura finalizzato come un interscambio culturale, ho predisposto un’interrogazione al Ministero dell’Interno in cui chiedo se sia a conoscenza di tale percorso formativo e quali siano gli accordi fra le parti in causa, oltre a sapere chi saranno gli insegnanti e quali titoli giustifichino la loro individuazione come docenti di membri delle forze dell’ordine. Nel mio atto, intendo, altresì, approfondire se l’evento promosso da certi sindacati rispetti le naturali caratteristiche di qualità e opportunità ritenute di prassi e davvero necessarie per una formazione a titolo privato del personale di polizia. Infine, se questa iniziativa sia stata debitamente valutata e approvata dagli organi apicali competenti”.
