«Se non è amore questo...»: Luigi ha 80 anni, è sobrio da 32 ed è approdato alle riunioni degli Alcolisti anonimi - che ancora frequenta - «dopo 20 anni di bevute». Insieme a Lorenzo è commosso nel raccontare quei giorni di ottobre del 1976, quando la loro amica Graziella ha fondato il primo gruppo di Aa a Milano e in Lombardia. È il gruppo Mi1 «Stràtico», zona San Siro.
Oggi i gruppi in Lombardia sono 84, con circa 6mila persone coinvolte. In questi giorni l’associazione celebra i 50 anni di vita in regione, la prima riunione è del 17 ottobre 1976. Domenica all’abbazia di Mirasole ci sarà una festa. «Avremo musica, testimonianze, tanto cibo. Si mangia e si balla... ma non si beve», sorride chi coordina Aa in Lombardia. «Anonimi ma non invisibili» è il titolo del convegno di ieri al Pirellone, con molti membri dell’associazione di auto-mutuo aiuto più conosciuta al mondo, Carlo Borghetti, consigliere regionale e capogruppo Pd in Commissione sanità, e Pietro Pujatti, medico esperto di alcoldipendenze. Tutti gli altri interventi sono di persone che riportano la propria esperienza in Aa, che si presentano rigorosamente solo con il nome di battesimo e vengono accolti con un «ciao» corale. I nomi qui riportati sono di fantasia.
I più anziani raccontano la nascita del gruppo Mi1. «Graziella ha all’attivo 52 anni di sobrietà, ha battuto a Anthony Hopkins che di recente ne ha celebrati 50... Le prime riunioni si facevano in casa sua, poi si sono spostate in parrocchia». È andata così: «Lei prima lavorava in Germania, dove frequentava i gruppi. Quando si è trasferita a Milano, appunto nel 1976, ha scoperto che qui gli Alcolisti anonimi non c’erano». L’unico gruppo italiano infatti era a Roma, nato nel 1972. Graziella telefona e chiede ai romani come fare. Da quel momento alcuni di loro si impegnano a venire a Milano una volta a settimana per fare le riunioni e continuano per un anno, finché il Mi1 è diventato autonomo. «Per amore appunto - continua Luigi -. Partivano da Roma in treno alle 12 e arrivavano in Centrale alle 20, facevano la riunione dalle 21 fino alle 23 e poi risalivano sul treno notturno per tornare a casa».
Lo spirito di Aa, che oggi ha anche gruppi online «per chi per qualche motivo non si può spostare», è rimasto quello di allora. Dice Francesco: «Di una associazione libera, gratuita, che non riceve contributi di alcun tipo, che si autofinanzia. Qui la porta è sempre aperta per chi ha un problema con l’alcol e desidera smettere e cambiare vita. Ci siamo 365 giorni l’anno e rispondiamo al telefono 24 ore al giorno. Non ci sono tessere, né registri, né iscrizioni. Non ci sono obblighi, la porta è aperta anche per chi vuole andarsene». Il dottor Pujatti fornisce dati poco noti: «Il 48 per cento degli incidenti stradali è causato dall’alcol. Non da un alcolista alla guida bensì da una persona che ha assunto alcol. Così come il 33 per cento degli incidenti sul lavoro». Ancora: «La dipendenza da alcol è una malattia cronica, per lo più mentale, da cui non si guarisce. Ci può essere solo una remissione e l’unico strumento efficace sono gli Alcolisti anonimi». Infine, la richiesta alle istituzioni: «Si organizzi una sistematica informazione sull’alcol nelle scuole».
