«La musica faceva veramente parte del suo mondo espressivo, anche se non era un musicista» dice il compositore Alessandro Solbiati. Parla di Pier Paolo Pasolini, al quale oggi è dedicata la giornata «Musica e poesia» alla Fabbrica dell’Esperienza (via F. Brioschi 60), nel palinsesto di «Milano in ascolto». Il cuore sarà lo spettacolo delle ore 21 «Soave poeta, quel mio omonimo che ancora ha il mio nome», una lettura di testi poetici di Pasolini in forma di spettacolo per voce recitante, soprano e pianoforte. Spiega Solbiati: «Leggendo e rileggendo Pasolini, la mia idea è stata costruire una serata in cui l’attore fosse Pasolini stesso, che osi mescolarsi con la realtà, raccontandosi al pubblico solo con parole e versi di Pasolini, montati in modo da essere una sorta di autobiografia». A fare da contrappunto brani composti dal medesimo Solbiati per pianoforte e solo o per voce sola: sovrapposti o sottilmente intercalati ai testi. Un più ampio lavoro di tre movimenti da cinque minuti ciascuno («Sonata terza») sono sistemati come interludi alla fine del prologo, alla fine del rapporto con la poesia e alla fine del rapporto con la morte. «Poi ho scelto due brani di Bach particolarmente simbolici e due canti popolari friulani che ho ristrumentato utilizzando il pianoforte o la voce in modo da dare un suono evocativo che appartiene però al XXI secolo» spiega ancora Solbiati. Nel 1943- 1944, a ventidue anni, Pasolini pubblicò il saggio «Studi sullo stile di Bach», compositore che ha attraversato tutta la sua vita personale e artistica, così come la relazione appassionata che il poeta aveva con la musica popolare friulana. In scena l’attore Pasolini, sul palco o in mezzo al pubblico, fino a quando si arriva al rapporto con la madre e compare il soprano, che incarnerà via via o la madre o la madre terra friulana. «Nell’epilogo vi è una sorta di cambio di prospettiva: smette di parlare di se stesso e parla a tutti, lanciando una sorta di perorazione».

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