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Cronaca locale

Quattro canzoni di Tiago Rodrigues per “Coro degli amanti”

In una scena minimalista, due personaggi recitano all’unisono

Storia d'amore Isabella Ragonese e Francesco Alberici

Debutta, al Piccolo Teatro Grassi, fino al 18 Ottobre, «Coro degli amanti» di Tiago Rodrigues, anche regista, con Isabella Ragonese e Francesco Alberici. Si tratta di un testo che racconta la storia d’amore di una coppia che, improvvisamente, per un attacco d’asma che colpisce lei, paventa la fine del loro rapporto, a causa di una morte imminente, ma che, miracolosamente, rinasce più forte di prima. Il regista e drammaturgo portoghese è ben conosciuto in Italia per i suoi spettacoli spiazzanti, in lingua originale, in questo caso, ha scritto per una compagnia italiana prodotta dal Piccolo Teatro. Il testo non è diviso in atti, bensì in Quattro Canzoni che dovrebbero simboleggiare l’età della vita.

In una scena minimalista, vediamo due personaggi recitare all’unisono, benché le parole possano essere non sempre le stesse, il motivo di simile scelta interpretativa è quello di evitare ogni rapporto con le lentezze del naturalismo, anzi, entrambi gli attori recitano velocemente, così come è veloce la loro vita, fatta di continui spostamenti, di cambi di casa, convinti, però, di avere sempre il tempo a disposizione, tanto che la loro frase preferita è «abbiamo tempo», solo che il tempo, ad un certo punto, sembrava che si fosse fermato, quando la paura della morte ha attraversato la loro storia d’amore, paura, più che altro, di una «perdita» che nessuno dei due avrebbe potuto sopportare. La perdita, quando si ama veramente, non è vissuta come un dolore privato, ma come una forma di accesso per meglio comprendere il mistero della vita, perdita che, nel nostro caso, si era intromessa subdolamente, conseguenza di una domanda fondamentale: desideriamo ciò che abbiamo o ciò che stiamo per perdere e che ci rende vulnerabili? La paura di lui, per la perdita di lei, gli ha permesso di scoprire quanto la sua esistenza dipendesse dalla esistenza di lei e quanto la loro interdipendenza fosse profonda. Tiago Rodrigues, noto anche per essere Direttore del Festival di Avignone, ha costruito un tempo scenico che corrispondesse al tempo reale della vita dei suoi personaggi, del loro rapportarsi con la parola che acquista vitalità e dinamismo grazie ad una orchestrazione che permette ai due attori di essere un’unica entità e al regista di avere concepito la drammaturgia come uno spartito, con un suo ritmo, con una metrica che non è quella letteraria, bensì quella di due cuori che battono, ai quali non è permesso di fermarsi. È chiaro che, col passare del tempo, anche l’amore si trasforma, solo che non si piega alla sua volontà, può assoggettarsi alla fragilità che non è certo debolezza, è la fragilità di cui parla Spinoza, nel senso che «si è fragili come il vetro, ma capaci di riflettere sull’universo». In fondo, riconoscere la fragilità, vuol dire ammettere che si ha bisogno sempre dell’altro anche se la società moderna rifiuta la fragilità, Rodrigues non naviga mai in superficie, il suo è un teatro che va alla ricerca della profondità dell’Essere.