Ai romani non resta che aprire la porta. Dopo aver previsto una spesa di circa tre milioni di euro in sei mesi per assistere gli ex occupanti di Spin Time, evacuati in seguito all’incendio del 29 luglio, il Campidoglio cerca ora una soluzione per riportare all’Esquilino le famiglie trasferite lontano dal centro. Anche chiedendo ai residenti di ospitarle nelle proprie abitazioni. Una trovata che ricorda da vicino il bando (flop) per consentire ai cittadini di ospitare stranieri con permesso di soggiorno.
L’obiettivo indicato dal dipartimento Politiche sociali è “attivare la solidarietà dei residenti dell’Esquilino e, se necessario, dei quartieri limitrofi”. Gli attivisti sostengono infatti che gli ex occupanti debbano rimanere nei dintorni di via di Santa Croce in Gerusalemme per “non disperdere la comunità”.
Come riportato dal Tempo, a gestire l’operazione sarà Poleis – Polo civico Esquilino, associazione che ha ricevuto dal Comune un affidamento diretto da 139.400 euro per quattro mesi. Il progetto “Casa Esquilino” invita “tutte e tutti” ad aprire “le braccia e le porte della propria casa”, offrendo forme di ospitalità condivisa. Chi aderirà potrà ottenere un rimborso delle spese attraverso un fondo solidale finanziato da Roma Capitale.
Secondo l’associazione, da Ferragosto sarebbero già state sistemate quaranta persone, mentre due evacuati collocati fuori dal Grande raccordo anulare sarebbero stati riavvicinati al quartiere. Il Comune avrebbe inoltre assicurato una casa popolare alle famiglie entro sei mesi: una corsia decisamente più rapida rispetto a quella percorsa da migliaia di romani che attendono un alloggio anche per dieci anni.
La disponibilità di Palazzo Senatorio non finisce qui. L’amministrazione starebbe valutando spazi comunali nei quali conservare i mobili rimasti nell’edificio, mentre a Spin Time è stato proposto il Circolo degli Artisti come nuova sede. Il Municipio I ha inoltre concesso fino al primo ottobre circa duecento metri quadrati di strada in via di Santa Croce in Gerusalemme per cinque gazebo destinati al festival “C’è ancora Spin Time”.
Doposcuola, sportelli di ascolto, assistenza legale agli stranieri e attività legate al giornale “Scomodo”: gli attivisti spiegano di voler continuare a “tenere gli occhi sul palazzo”, mentre chiedono al Comune di acquistarlo. Resta da capire quanto sarà pagato per l’occupazione del suolo pubblico. Per ora le certezze sono altre: milioni per l’accoglienza, nuovi spazi per il centro sociale e l’invito ai residenti ad aprire persino casa propria.
