Il weekend dell’IAME Warriors Final sul Leopard Circuit di Viterbo ha rischiato di trasformarsi in dramma per la famiglia Wolff. Il piccolo Jack, 9 anni, primogenito del team principal del Mercedes-AMG Petronas F1 Team Toto e della managing director di F1 Academy Susie, è rimasto vittima di una spaventosa carambola a poche curve dal termine di una manche che lo aveva visto assoluto protagonista.
Mentre si trovava nelle posizioni di vertice della categoria X30 Mini, uno scontro che ha visto coinvolte più vetture ha innescato un rocambolesco incidente: il mezzo di uno dei suoi inseguitori si è letteralmente impennato, volando in aria e colpendo il casco e la spalla di Jack. Una dinamica da brividi, la cui pericolosità è ulteriormente acuita dalla vulnerabilità strutturale dei kart, privi di roll-bar, abitacolo protettivo o sospensioni schermate: la direzione di gara ha immediatamente esposto la bandiera rossa, interrompendo lo svolgimento della corsa.
Per fortuna, nonostante il grande spavento che si è subito diffuso tra i presenti, il giovanissimo pilota è riuscito a scendere dall’abitacolo con le proprie gambe: i successivi accertamenti medici svoltisi presso il centro del circuito hanno confermato che Jack sta bene e non ha riportato gravi conseguenze dopo l’impatto.
La notizia è rimbalzata dall’altra parte dell’oceano in un contesto surreale. Collegato in diretta televisiva con gli studi di Sky Sport F1 al termine della seconda sessione di prove libere del Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, a Toto Wolff sono state mostrate a sorpresa le immagini dell’incidente. Visibilmente provato, l’ingegnere austriaco ha smesso i panni del “freddo” manager d’azienda per indossare quelli del genitore: “Non voglio vedere le immagini”, ha ammesso, facendo trapelare il peso emotivo di aver vissuto da lontano quel momento così angosciante.
Oltre allo spavento personale, Wolff non ha nascosto un certo disappunto per la scorrettezza della manovra subita dal figlio, lanciando un messaggio chiaro sull’etica sportiva e sulla necessità di educare i più giovani al rispetto reciproco in pista: “L’importante è che tutti i bambini capiscano che azioni del genere, come quelle di oggi, non si fanno”. Nel commentare l’accaduto, il CEO di Mercedes ha spiegato che nel karting giovanile si vedono troppo spesso incidenti provocati da manovre che vanno ben oltre il limite consentito, auspicando non solo che episodi del genere servano da lezione per tutti i giovani piloti, ma soprattutto che la FIA intervenga per migliorare gli standard generali di sicurezza dei kart.
Prima che la sfortuna ci mettesse lo zampino, la pista aveva incoronato il talento cristallino del piccolo. Forte del titolo tricolore conquistato sullo stesso asfalto viterbese appena un mese fa, Jack stava dominando la concorrenza a suon di record: il suo miglior giro in 1’01”649 aveva bruciato di 146 millesimi il tempo fatto registrare dal vincitore di giornata, Nahyl Elgahoudi.
Archiviato lo choc e smaltita la rabbia iniziale, non tanto per il dolore, quanto per una vittoria sfumata all’ultimo, il giovane erede di casa Wolff ha dimostrato di avere la stessa tempra di famiglia. Dopo aver incassato la proverbiale severità della madre Susie (“Questa volta ha battuto lei i pugni sul tavolo”, ha ironizzato Toto), Jack ha subito azzerato i timori: superati i controlli clinici di rito, il suo unico pensiero fisso è stato il ritorno in pista già nella giornata di oggi.