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Cronaca nera e deriva tv. "Nazzi racconta" il crime

Agli "Inclusion Days" di Sky ha presentato gli episodi su fatti di sangue con un unico filo conduttore: il branco

Cronaca nera e deriva tv. "Nazzi racconta" il crime
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Stefano Nazzi (foto), ormai la più conosciuta e autorevole voce del "true crime" italiano con il suo podcast Indagini, porta il suo modo rigoroso di raccontare i fatti di cronaca nera su Sky. Tre episodi intitolati Nazzi racconta legati a un filo conduttore: il branco, quando il delitto viene commesso annullandosi nel gruppo come è successo nel caso di Desirée Piovanelli, che a 14 anni, il 28 settembre 2002, nella tranquilla provincia lombarda di Leno, fu attirata in una cascina da un gruppo di coetanei, aggredita e brutalmente e uccisa.

Il racconto della sua vicenda va in onda domani e sabato alle 22.30 su Sky Crime, alle 22.50 su Sky Documentaries, in streaming su NOW e disponibile on demand anche in versione podcast. Gli altri episodi saranno dedicati a Federico Aldrovandi a giugno e a Luca Sacchi a luglio.

"In questo lavoro - spiega Stefano Nazzi ospite degli Inclusion Days che si sono tenuti ieri nella sede di Sky - ho voluto indagare sulle dinamiche di gruppo, su come persone che mai commetterebbero un delitto, insieme ad altri fanno cose tremende come se ci fosse una deresponsabilizzazione totale. Nel caso di Desirée addirittura un adulto di 36 anni, Giovanni Erra, padre di con un bambino piccolo, coinvolse dei minori in un delitto atroce". Nazzi raggiunge un grande pubblico e riempie i teatri grazie al suo metodo di lavoro basato sul rigore dei dati.

"Si, io rifuggo dalla ricerca dell'emotività e dal sensazionalismo - ci spiega - Mi baso solo sui documenti e cerco di analizzarli. E mi domando come siamo arrivati a una tale spettacolarizzazione della cronaca nera per cui non esiste più la verità dei fatti ma la verità raccontata in tv e sui social, magari veicolata da una sola parte in causa, in cui i giudici sono sottoposti a una pressione senza precedenti e criminologi, avvocati e psicologi sono diventati delle star televisive.

Il caso di Garlasco è il punto finale di un processo iniziato con il delitto di Cogne e che ha travolto la giustizia e anche, a volte, l'informazione tradizionale. Ci vorrebbe molto più rispetto per le vittime e il dolore delle famiglie".

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