Un impiegato amministrativo dell’ufficio gip-gup, che passava informazioni sulle indagini in corso a pregiudicati e mafiosi. Un avvocato che ha difeso appartenenti alla ‘ndrangheta, ma non solo, e che faceva da tramite. Un ispettore della Guardia di finanza, accusato di corruzione per aver preso una mazzetta in cambio della rivelazione di dati fiscali riservati. I tre, finiti all’alba di ieri ai domiciliari, sono la dimostrazione delle «ramificazioni del sodalizio» smantellato con trenta arresti nel Palazzo di giustizia e nel sistema legale.
L’inchiesta della Dda di Milano, guidata dall’aggiunto Roberto Piscitello, e coordinata dai pm Grazia Colacicco e Pasquale Addesso, è stata affidata alla Gdf di Milano e Monza. Ieri sono state eseguite le misure cautelari emesse dal gip Luca Milani. In carcere sono finite 16 persone, altre 14 ai domiciliari e sono stati sequestrati oltre 21 milioni di euro. Al centro delle indagini c’è una associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione e dal metodo mafioso, che si dedicava, spiega il giudice in oltre 560 pagine di ordinanza, «al riciclaggio internazionale, alle frodi fiscali, ai reati fallimentari, al traffico di stupefacenti e a reati in materia di armi. L’organizzazione coinvolge esponenti di ‘ndrangheta, camorra e quarta mafia (legata ai clan pugliesi)». Sono state scoperte 110 milioni di euro di fatture false, prodotte in tre anni di crimini, e un riciclaggio internazionale da 68 milioni tramite criptovalute. Gli arresti sono stati eseguiti anche in Spagna e in Svizzera. Parte dei soldi ricavati finiva in un «fondo di solidarietà mafiosa» per i detenuti. Tutto girava intorno a una «banca occulta» che aveva la sede in un’agenzia di autonoleggio di Pero, vicino a Milano. Ai vertici dell’organizzazione c’erano Giuseppe Piscioneri, affiliato alla locale di Pioltello, Paolo Pelaggi, con precedenti per reati fiscali aggravati dall’agevolazione mafiosa, e Luigi Mercadante, del clan dei Casalesi. Poi un sottobosco fatto di albanesi «procacciatori di clienti» (che erano trafficanti ma anche semplici evasori fiscali), cinesi che facevano girare milioni cash, personaggi come «Frittellone», «Zio», «Jet». In una intercettazione del novembre 2025 Piscioneri si vantava «di essere considerato il tredicesimo fratello del defunto Giulio Bellocco». Gli inquirenti parlano di «un’infrastruttura finanziaria transnazionale ad altissima efficienza», con una forma aziendale e strumenti evoluti e raffinati basati sulla fintech (financial technology). Senza rinunciare però al lessico del vecchio mafioso. «Digli a questo che se succede qualcosa ci ammazzo il padre come un cane», avverte - intercettato - Mercadante.
