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Cronaca nera

Il cameriere morto a Barcellona. Inchiesta in Italia, i punti oscuri

Samuele Spinelli, 28 anni, fu sedato dalla polizia spagnola e finì in coma. Chiesta la seconda autopsia: l’overdose e il mistero dei lividi e graffi sulla schiena

Mistero Samuele Spinelli, 28 anni, morì il primo giugno Martedì scorso i funerali

Bloccato a terra dalla polizia e finito in coma con una dose di calmante. Sulla morte di Samuele Spinelli, 28 anni di Firenze, avvenuta a Barcellona il primo giugno dopo tre giorni in terapia intensiva, la Procura di Roma apre un fascicolo per omicidio.

Secondo l’autopsia dei medici catalani il giovane sarebbe morto per overdose ma non è chiaro se l’arresto cardiocircolatorio sia stato causato dal sedativo iniettato dopo averlo immobilizzato a pancia in giù e con i polsi stretti da fascette di plastica. Solo quando gli agenti capiscono che non respira, Samuele viene messo supino. A quel punto i sanitari iniziano le manovre di rianimazione prima di trasportarlo d’urgenza all’Hospital de Mar. Ci rimarrà tre giorni, fino a quando il suo cuore smette di battere. Martedì scorso i funerali nel capoluogo toscano dopo quasi due mesi di attesa per il rimpatrio della salma.

Una vicenda oscura su cui i familiari del 28enne chiedono chiarezza. Soprattutto sui graffi e lividi trovati su schiena e polsi. Il sospetto è che il collasso cardio respiratorio sia stato la conseguenza dello schiacciamento del torace effettuato dai «mossos de esquadra» (la polizia regionale) durante il fermo. «Non so con esattezza cosa gli sia successo - parla il papà - ma di una cosa sono certo: qualcuno ha deciso che quel maledetto giorno a mio figlio non dovesse più essere concesso di crescere, crearsi una famiglia e diventare padre. Avranno pensato che non meritasse di vivere». Il dramma si consuma in un negozio del centro cittadino il 29 maggio. Un video agli atti riprende i momenti che precedono l’arresto. Samuele, arrivato a Barcellona due giorni prima, entra trafelato. Lo seguono due donne e un uomo. Qualcuno chiama aiuto, arriva la polizia seguita dai sanitari. Samuele viene atterrato e «contenuto». Un infermiere gli inietta il calmante. La situazione precipita: il respiro affannato, gli occhi sbarrati. Il giovane viene intubato e portato in ospedale. Samuele è in coma e il primo giugno muore. La magistratura spagnola apre un’inchiesta. Al pm il rapporto di polizia, la cartella clinica, le testimonianze. In più c’è il video realizzato con un telefono e messo in rete. Non è chiaro se gli agenti avessero a disposizione le body cam. Certo è che i poliziotti spagnoli non usano né il taser né lo spray urticante per fermare i sospetti. Il legale della famiglia, avvocato Diego Capano, sottolinea: «Gli fanno un contenimento farmacologico ma poi va in arresto cardiaco». Dalle analisi effettuate dai medici spagnoli, nel sangue di Samuele ci sarebbero tracce di metanfetamina. Sulla possibile interazione (fatale) con il farmaco iniettato non scrivono nulla. Causa del decesso: «Cedimento multiorgani». In Italia la salma viene sottoposta a una seconda autopsia i cui risultati non sono stati ancora inviati in Procura. Un corteo di moto, la grande passione di Samuele, ha accompagnato il feretro dalla Misericordia del Galluzzo, dove vive la famiglia, fino alla chiesa di San Gregorio. Il padre Claudio, la mamma Katty e i fratelli Martina e Manuel adesso vogliono la verità su «Squalo» (il suo nome d’arte come rapper), era stato appena assunto a Barcellona come cameriere.

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