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Cronaca nera

Il gps installato nell’auto dell’ex Pierina Buffon, lo scontro frontale a 140 km/h, ipotesi premeditazione per Ielmini

L’ex compagno della vittima è indagato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e femminicidio

Non riusciva ad accettare la conclusione della loro relazione andata avanti per otto anni, tanto da sviluppare nel tempo, soprattutto dopo la rottura avvenuta qualche mese fa, una vera e propria ossessione nei confronti dell’ex compagna 69enne: la smania di controllarla lo aveva addirittura spinto, come rivelato dai figli della vittima, a installare un rilevatore Gps sulla sua auto. Tutti elementi che stanno spingendo gli inquirenti ad allargare le indagini sulle presunte responsabilità di Fulvio Ielmini, 73 anni, nel tragico frontale avvenuto lungo la tangenziale di Cassano Magnago, in provincia di Varese, a causa del quale ha perso la vita Pierina Buffon.

Quello che in un primo momento era apparso come un tragico incidente stradale ha cambiato rapidamente volto, trasformandosi nell’inquietante ipotesi, ancora da comprovare, di un delitto pianificato nei minimi dettagli. Al centro dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Busto Arsizio, Massimo De Filippo, c’è la morte dell’ex compagna dell’indagato, rimasta uccisa nell’impatto tra la sua utilitaria e la Jaguar condotta dal 73enne.

La storia tra i due si era interrotta lo scorso maggio per volontà della donna, spinta anche dalle crescenti preoccupazioni dei suoi sei figli. Da quel momento, però, le attenzioni di Ielmini si sarebbero trasformate in una vera e propria persecuzione: telefonate continue, messaggi, appostamenti sotto casa e corteggiamenti pressanti. L’elemento che ha cambiato l’orientamento delle indagini riguarda la scoperta, effettuata in passato dai familiari della vittima, di un sistema di localizzazione satellitare nascosto a bordo dell’auto della 69enne. Gli investigatori sono al lavoro per accertare se anche il giorno della tragedia l’autovettura fosse monitorata a distanza.

“La precedente individuazione del Gps sull’auto della donna rende necessario accertare se l’indagato abbia preventivamente pianificato l’azione, monitorando spostamenti e abitudini della vittima o comunque predisposto le condizioni per intercettare il veicolo ed attuare la condotta omicidiaria”, si legge nel decreto di perquisizione motivato disposto dal pm De Filippo. Durante il controllo eseguito nell’abitazione dell’uomo a Gallarate, le forze dell’ordine hanno posto sotto sequestro smartphone, dispositivi informatici e un apparecchio per la geolocalizzazione satellitare. L’obiettivo degli inquirenti è verificare se Ielmini abbia studiato preventivamente le abitudini della donna per intercettarla lungo il tragitto e provocare deliberatamente lo scontro dopo aver lanciato la sua auto alla velocità di circa 140 km/h.

La posizione giudiziaria del 73enne, attualmente piantonato nel reparto degenze dell’ospedale di Varese,dove è ricoverato a causa delle fratture riportate agli arti inferiori, si è aggravata pesantemente. L’ipotesi iniziale di omicidio stradale è stata riqualificata in omicidio volontario aggravato dai futili motivi e femminicidio, con l’eventuale contestazione della premeditazione qualora trovasse conferma la pista del tracciamento preventivo.

Dal canto suo, come rivelato dal legale Angelo Luini, il 73enne avrebbe respinto le accuse, parlando di un gesto estremo personale: “Io non c’entro nulla, ho trovato questo ostacolo e ci sono andato addosso. Mi volevo schiantare”, avrebbe raccontato Ielmini all’avvocato che tutela i suoi interessi. “È confuso e provato, non ha la percezione cognitiva di quello che ha fatto”, aggiunge Luini, “ammette di avere tamponato l’auto della signora, ma sostiene che non sapeva chi fosse alla guida. In ogni caso, in questa fase, è fondamentale stabilire le sue condizioni mentali. Occorre una perizia”.

Per quanto riguarda l’ipotesi di premeditazione, il legale frena: “È da verificare se fosse in grado di controllare col Gps i movimenti della donna”. Ammette tuttavia che il suo cliente non si era rassegnato alla fine di quella relazione: “Tempo fa sono stato contattato dalla collega della famiglia e io ho consigliato a Ielmini di non insistere con una relazione ormai finita”. I punti oscuri della vicenda restano ora affidati agli accertamenti tecnici sui supporti informatici tuttora in corso di svolgimento.

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