Ucciso a colpi di mannaia dal fratello. Ha provato a fuggire Natale Guarrera, per tutti Lino, 60 anni, ma Giovanni, più grande di lui di tre anni, non gli ha lasciato scampo. Intorno alle 9 di ieri mattina, al culmine dell'ennesima lite scoppiata all'interno della pescheria di Lino, sul lungomare Pantano di Riposto, sulla riviera ionica del Catanese, prima lo ha ferito alla gola con un taglierino, poi, lo ha inseguito all'esterno e, quando lo ha raggiunto, lo ha finito a colpi di mannaia sferrati in diverse parti del corpo.
La scena, rapida e brutale, ha sconvolto chi si trovava nei pressi dell'attività, attirando l'attenzione di alcuni passanti ed esercenti della zona, rimasti scioccati davanti alla violenza improvvisa. Ad assistere alla scena c'erano il padre 89enne e la figlia della vittima, che sono coraggiosamente intervenuti per fermare la furia di Giovanni. Sono riusciti a disarmarlo restando feriti, anche se non in modo grave: il padre al volto ed è stato ricoverato in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita, e la donna alle mani. Per Lino, invece, non c'è stato nulla da fare.
È stato soccorso da personale sanitario del 118, che gli ha prestato le prime cure, e poi è stato trasportato in codice rosso al Pronto soccorso dell'Ospedale di Giarre, dove è deceduto per le ferite riportate. Anche gli altri due familiari sono stati medicati nello stesso nosocomio.
L'omicida, assuntore di sostanze stupefacenti e pregiudicato, è stato bloccato dai carabinieri della Stazione di Riposto, che stanno indagando per ricostruire la vicenda. Prima è stato accompagnato all'ospedale di Acireale, nel Catanese, per essere sottoposto a degli accertamenti, poi è stato portato alla Compagnia di Giarre, dove è stato dichiarato in stato di arresto ed è stato sottoposto a interrogatorio da parte del pubblico ministero di turno.
Da quanto è emerso finora, tra i due fratelli i rapporti erano incrinati da tempo. Le liti erano frequenti. Lino era il titolare della pescheria in cui è iniziata l'aggressione e in cui, in passato, aveva lavorato il fratello Giovanni. Lino era stanco delle continue richieste di denaro da parte del fratello e ci sarebbe proprio l'ennesima pretesa economica del 63enne alla base dell'alterco sfociato ieri mattina nell'omicidio.
Per i rilievi tecnici, in pescheria e sul lungomare, sono interventi anche i carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando provinciale di Catania, che hanno provveduto a sequestrare i vestiti dell'aggressore e repertare numerose tracce ematiche.
Sono state rinvenute e sequestrate anche le due armi utilizzate per l'omicidio: un taglierino con cui il 63enne ha ferito alla gola il fratello e una mannaia utilizzata in pescheria per lavorare il pesce, con cui sono stati sferrati numerosi fendenti. Il 63enne si trova adesso nel carcere di Piazza Lanza, accusato di omicidio volontario e lesioni gravi.