“Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio”. Sono le prime parole di Isabella Marsilio, la professoressa accoltellata da un suo alunno di 13 anni nella scuola media Giovanni Verga di Roma. Intervistata da Repubblica, la docente ha ricostruito gli istanti dell’aggressione: “Erano le 9,20. Senza bussare vedo entrare il mio alunno. L’ho guardato ma non ho fatto in tempo a rendermi conto. Indossava un casco da ciclista e un paio di occhiali con telecamera. Nella mano sinistra teneva una bomboletta di spray al peperoncino che mi ha spruzzato in faccia. Poi mi ha colpita con un pugnale che aveva una lama di almeno 20 centimetri. Non ha mai detto parola. Niente. Né prima, né dopo”. La docente ha raccontato di essere stata soccorsa immediatamente da uno studente: “Subito, da un meraviglioso studente che lo ha bloccato. Poi si è scatenato l’inferno nella scuola”. In un’altra intervista, a “Dentro la notizia” su Canale 5, Marsilio ha aggiunto che il ragazzo inizialmente risultava assente: “Alle nove io ero in classe e lui era assente, tant’è che avevo già fatto l’appello e avevo messo l’assenza al ragazzo”, ha raccontato. Poi, mentre la professoressa stava parlando con un’altra studentessa che aveva avuto un debito, il 13enne è entrato in classe indossando un caschetto da ciclista e un occhiale con una telecamera. “Mai al mondo mi sarei aspettata che quel ragazzo mi stesse venendo vicino per pugnalarmi”.
Il debito che avrebbe fatto scattare la rabbia
Secondo quanto riferito dalla docente, il 13enne avrebbe dovuto recuperare proprio quella mattina il debito di Storia. “Adesso ho chiaro quale è stata la molla scatenante”, ha spiegato, indicando nel “compito in classe programmato per questa mattina per recuperare il debito in Storia” l’elemento che, a suo avviso, avrebbe fatto scattare l’aggressione. Marsilio ha però parlato anche di un disagio che, secondo il suo racconto, sarebbe emerso già in precedenza: “L’anno scorso aveva dato segnali di malessere interiore. È figlio unico, i genitori vivono per lui. Alcuni comportamenti che lasciavano pensare. In tante occasioni manifestava un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni. Era molto inquieto”. La scuola, ha raccontato, aveva avuto contatti con la famiglia: “Ho incontrato molte volte i suoi genitori. Ma lui allo sportello d’ascolto non è mai andato”. La professoressa ha inoltre riferito di aver appreso che nell’ultima settimana il ragazzo avrebbe detto ai compagni che l’avrebbe accoltellata: “Lo apprendo in questo momento e sono sconvolta”. Quanto al fatto che potesse avere avuto un presentimento, ha risposto: “Assolutamente no”.
“Mi ha colpita tre volte”
Marsilio ha poi fornito ulteriori dettagli sulle ferite riportate. “Aveva un pugnale di almeno un palmo e mezzo, tra l’altro seghettato. Una cosa terribile”, ha raccontato a Canale 5. “Lui mi ha colpito tre volte, all’altezza dell’ascella sinistra”. Ripensando a quei momenti, la docente ha detto: “Lì ci ha messo la mano Dio”. Ha descritto anche lo sguardo del ragazzo: “Quando ho guardato il ragazzo negli occhi, aveva gli occhi gelidi, freddi, senza anima. Gli occhi di qualcuno che ha pianificato un’azione scientemente, lucidamente e che la stava portando a termine. Proprio questo ho visto nel volto di quel ragazzo”. Nonostante quanto accaduto, Marsilio ha detto di non avere paura di tornare in classe: “Io non ho paura per niente”. E si è detta disponibile a incontrare il 13enne: “Sarei anche disposta a incontrarlo per farmi spiegare tutto quest’odio e questa rabbia verso di me da che cosa deriva”.
“Gli voglio bene e vorrei abbracciarlo”
“Ho avuto paura di morire” non è però l’unico sentimento espresso dalla professoressa. “Sono ferita nell’animo soprattutto. Sono sconvolta che un ragazzo così giovane e con una famiglia alle spalle di tutto rispetto abbia concepito tutto questo”. Poi il messaggio rivolto direttamente al suo alunno: “Sì, gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere. Mi dispiace tantissimo se lui ha scambiato i miei insegnamenti per accuse o punizioni. Anche se non l’ho mai punito. Ha covato una grande rabbia dentro di sé nei miei confronti. Provo un grandissimo dispiacere per il suo malessere”. Marsilio ha detto di volerlo incontrare: “Sì, per abbracciarlo”. E sul perdono non ha avuto dubbi: “Assolutamente sì. L’ho già perdonato”. La docente ha anche detto di voler tornare a scuola: “Anche domani se potessi, purtroppo mi hanno dato 15 giorni di prognosi e non posso”.
Le sue idee sulla remigrazione
Nell’intervista di Repubblica è stato affrontato anche il tema delle posizioni espresse dalla docente sui social, comprese quelle sulla remigrazione. Marsilio ha spiegato di non vedere una contraddizione tra le proprie idee e il fatto che a soccorrerla sia stato uno studente originario della Repubblica del Congo: “Non c’è nulla di incongruente tra un’idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano”. Alla domanda sulla remigrazione ha risposto: “Certo. Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque”. A domanda su come avrebbe reagito se a salvarla fosse stato un ragazzo irregolare, ha aggiunto: “Se non fosse stato regolare non sarebbe stato un mio alunno”.
Il ragazzo del Congo che vive in una casa famiglia
Il 13enne di origini congolesi che ha bloccato l’aggressore e aiutato la professoressa Isabella Marsilio vive in una casa famiglia, sempre nella zona della scuola. Dopo l’aggressione è stato accompagnato da un’assistente della struttura alla stazione dei carabinieri di Centocelle, dove è stato accolto dagli stessi militari con parole di incoraggiamento. Il ragazzo, descritto come molto riservato, sarebbe intervenuto subito dopo che il compagno aveva aggredito la docente, riuscendo a staccarlo da lei e permettendole così di ricevere i primi soccorsi. La professoressa ha poi raccontato di considerare quel gesto decisivo per la sua salvezza.
