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Cronaca nera

Strage di Modena. Morta la donna travolta da Koudri. Nessuno in piazza

Passeggiava col marito in centro e furono colpiti dalla corsa folle dell’attentatore. Due mesi di agonia

Strage di Modena. Morta la donna travolta da Koudri. Nessuno in piazza

Un sabato pomeriggio ormai estivo, mano nella mano al marito a guardare vetrine. Monica Esposito ed Angelo Ciccarelli erano arrivati da Nonantola fino alle vie dello «struscio» di Modena quel maledetto 16 maggio. Poi su di loro è piombato Salim El Koudri con la sua auto grigia, la sua follia cieca e il suo odio represso. Otto feriti: tre uomini e cinque donne. A una tedesca e a una polacca sono state amputate entrambe le gambe. Poi c’erano loro, Monica ed Angelo, fra i primi ad essere colpiti come birilli. Lei è finita schiacciata contro un negozio di abiti di largo Porta Bologna, sotto quel tendone bianco e sotto gli occhi, anche della nipote e del fidanzato. Lui ferito di striscio ed ancora ricoverato a Correggio per un lungo periodo di convalescenza. È morta così, Monica, dopo 2 mesi di coma, in terapia intensiva per i molti traumi interni e le lesioni a bacino e femore. È stata in cura fra il Maggiore di Bologna e il Baggiovara di Modena: molti interventi chirurgici senza mai riprendere conoscenza. Poi la scelta, generosa e coraggiosa, della famiglia di donare gli organi. «Una luce di speranza nella tragedia», ha commentato il governatore dell’Emilia Romagna, Michele De Pascale. A 55 anni, Esposito lascia due figlie ed un figlio, il marito e quella casa nelle campagne fuori Modena, accanto ad una abbazia medievale e all’azienda di riparazioni industriali, dove lei era sia la mente «burocratica» sia il braccio operativo di una piccola avventura familiare. El Koudri, 31 anni, italiano di origini marocchine, una laurea, problemi psichiatrici conditi dalla mancata integrazione sociale, resta, invece, in carcere per strage e lesioni, caduta l’ipotesi di terrorismo. La sua famiglia ha lasciato Ravarino, nel Modenese: ora, con la morte di una delle vittime, mentre Salim ha cominciato, da pochi giorni, un percorso di colloqui psichiatrici, previsti dal Tribunale, la sua posizione potrebbe aggravarsi. Immediate le espressioni di vicinanza alla famiglia di Monica: di «profondo dolore» parla il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Sentiamo ancora più urgente la necessità di fare luce sulla responsabilità di quelle tragiche ore», ha detto il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, proclamando il lutto cittadino per il giorno delle esequie di Monica. L’altra grande vittima di questa strage è il senso di sicurezza di un territorio che si ritrova, fra la via Emilia e un inedito far west, ad attraversare una linea d’ombra che collega le grandi città della pianura padana. Nove giorni dopo Modena, era toccato, infatti, a Reggio Emilia. È il 25 maggio e un 22enne, italiano, già espulso dalla Germania per atti di matrice terroristica, viene arrestato dalla Digos con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale: possiede un coltello e dichiara di voler fare una strage in centro, nel giorno di una affollatissima partita nazionale di basket. A Parma nelle scorse settimane è scattata un’imponente raccolta firme contro il degrado di alcune zone della città – dalla stazione a San Leonardo - in mano a spacciatori, tossici e senza tetto principalmente clandestini. Ancora a Reggio Emilia, due giorni fa, tre carabinieri sono finiti all’ospedale nel tentativo di sedare una rissa con un nigeriano pluripregiudicato. E poi si arriva a Bologna: dove uno sbandato marocchino, in seguito ad una delle sue ripetute incursioni al quartiere Pilastro, viene fermato per dei controlli e muore mentre è trattenuto a terra dalle forze dell’ordine. Fra la via Emilia e il far west. Ma stavolta, la sinistra in piazza a manifestare non ci va.

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