Accoltellata dal marito resta invalida. L'uomo sconta una pena di soli 7 mesi

Il 7 settembre 2014 Barbara Portela è stata aggredita con un coltello dal marito. È stata in coma tre giorni, poi si è risvegliata. Il marito è andato in carcere, ma dopo sette mesi è passato ai domiciliari e lei non è mai stata risarcita

Accoltellata dal marito resta invalida. L'uomo sconta una pena di soli 7 mesi

Barbara è stata accoltellata dal marito, tre squarci sulla pelle (schiena, petto e nuca) le hanno causato un'invalidità biologica del 65 per centro e mentre lei ricomincia (a fatica) una nuova vita, suo marito ha scontato una pena di soli sette mesi e non l'ha risarcita.

La sua vita è cambiata tragicamente il 7 settembre del 2014. Una lite ha scatenato la furia del marito che l'ha aggredita con un un quadro e poi con un coltello. Barbara Portela stava dormendo, l'uomo che aveva sposato ha cominciato a colpirla senza pietà. Il sangue schizzava senza sosta dalle ferite. Ma Barbara doveva salvarsi, così, con tutte le forze che aveva è riuscita a scappare e alcuni vicini l'hanno soccorsa e hanno portata in ospedale.

Barbara è stata tre giorni in coma, ha subito sei delicatissimi interventi, poi, per miracolo si è risvegliata e ha iniziato la riabilitazione. Nessuno credeva che potesse farcela. Non lo credevano né i familiari né i medici. Ma lei ce l'ha fatta. Il marito è subito stato arrestato, ma dietro le sbarre ha fatto soltanto sette mesi. Poi sono arrivati i domiciliari. Una beffa per Barbara Portela che ancora non ha avuto alcun risarcimento dall’aggressore.

Il marito, infatti, si è suicidato durante gli arresti domiciliari. E Barbara è rimasta senza risarcimento. E senza soldi non può ricominciare a vivere: "Ho finito i miei soldi per seguire la riabilitazione". Barbara è disoccupata, non può pagarsi lo psicologo, fa fatica a trovare lavoro perché invalida e si porta dietro tantissimi dolori.

Intervistata dal Corriere della Sera, Barbara ha parlato della sua nuova vita: "Non reggo più una giornata lavorativa di otto ore, ma vorrei tanto tornare a lavorare nel sociale". Prima, infatti, era una maestra d’asilo, amava il suo lavoro. Oggi Barbara è una donna disperata. Ieri aggredita dall'uomo che amava, oggi disoccupata per colpa dell'uomo che amava. "Dov'è lo Stato? - si chiede la donna -. Non ho avuto giustizia. Prima il danno, poi la beffa".

Non avendo ottenuto alcun risarcimento in sede penale, i suoi avvocati, quelli che la stanno seguendo nel procedimento civile, hanno proceduto con un atto di citazione in tribunale, nella speranza che il risarcimento possa arrivare dagli eredi dell'ggressore. Barbara, mentre si racconta al Corriere della Sera, piange e si dispera, ma è felice di essere viva. "Mio mario era uno squilibrato – dice – ma riconoscevo che era malato, per cui gli sono stata accanto. Non è facile spiegare. Ci si trova prigioniere della persona che si è sposata".

Barbara vorrebbe che la sua tragica esperienza potesse essere d'aiuto per le tante donne vittime di violenza: "Se i vostri compagni sono violenti, andate via, non vi fate abbindolare, non restate prigioniere, cercate aiuto". Lei di aiuto, ne ha avuto poco.

Poco sostegno anche dai centri antiviolenza dice al Corriere della Sera: "Ci sono poche strutture in Italia, il loro lavoro è messo a dura prova e non sempre hanno gli strumenti per aiutare le donne in difficoltà".

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