Alto Adige, spunta la scritta secessionista: "Via da Roma"

In dialetto suona pressappoco così: "Los von Rom". Riappare la frase di mille battaglie contro il governo centrale. Al centro, la gestione della fase 2

Alto Adige, spunta la scritta secessionista: "Via da Roma"

È una denuncia. Una vocazione: via da Roma. Uno spirito di autodeterminazione che torna a colpire l’estremo nord Italia. In segno di protesta contro la fase 2 dettata dal governo nazionale, continua lo scontro tra centro e periferia. Tra autorità centrale e quelle decentrate. È così che in Alto Adige è riapparso lo storico slogan secessionista "Los von Rom" ("via da Roma"). Si tratta di scritte di fuoco accese sulle montagne inserite nella campagna di provocazione contro il governo lanciata dal Suedtiroler Schuetzenbund, il corpo dei "cappelli piumati" dell’Alto Adige.

Le scritte sono apparse in Val Pusteria. In particolare a Villabassa dove opera la Schuetzenkompanie Johann-Jaeger. La politica dell’Alto Adige è impegnata in questi giorni al varo di un disegno di legge ad hoc, da approvare tra l’8 e l’11 maggio, per riattivare entro il 25 maggio tutte le attività a seguito della crisi legata al coronavirus. L’antico mantra secessionista torna a fare la sua comparsa sulle alture che circondano queste zone. Da sempre tra le aree di guerra contro quell’annessione mai del tutto digerita dai revanscisti, vecchi e nuovi.

Qui l’Austria è a un passo. E si sente. Si sente nei dialetti, nell’ordine e nella disciplina. L’Austria ha prolungato fino al 22 maggio lo stop ai treni e ai voli da e per l’Italia, lo prevede un’ordinanza del ministro della Salute, Rudolf Anschober. Il Paese inizia così la sua fase 2 dell’epidemia, con precise precauzioni e due obblighi fondamentali: distanziamento sociale dalle persone che non vivono nello stesso nucleo familiare. E uso della mascherina in strutture pubbliche, sui mezzi di trasporto e all’interno di qualsiasi negozio.

All’interno del territorio austriaco sono ora consentiti gli spostamenti, ma ancora interrotti sono i collegamenti con l’Italia, via aria e via terra. Qui da domani gli studenti delle scuole superiori torneranno in aula. Mentre gli altri resteranno a casa (lezioni online) per ulteriori due settimane. Saranno nuovamente possibili, seguendo precise disposizioni sanitarie, le visite alle case di riposo. Restano chiusi, fino ad almeno il 30 giugno, teatri, sale per concerti, cinema e luoghi che ospitano spettacoli di varietà e cabaret, centri fieristici, parchi divertimenti.

Ma torniamo all’Alto Adige. Sul luogo della protesta si sarebbero portati rapidamente diverse pattuglie dei carabinieri. Dell’avvistamento dell’azione di anonimi danno notizia attraverso il loro profilo Facebook i rappresentanti di Sued Tiroler Freiheit. Scritto con il fuoco, quel "Los von Rom", solleva memorie di un passato burrascoso tra Alto Adige e Italia, di storie turbolente tra annessioni e disconoscimenti storici. Un copione trito e ritrito, insomma.

Siamo di nuovo qua. Con gli ultimi aneliti di quel popolo ribelle che ha portato all’indipendentismo spinto anche un semi pacifista come Arno Kompatscher (esponente della Südtiroler Volkspartei), con la recente, l’ennesima, opposizione al governo per la realizzazione di un disegno di legge autonomo sulla gestione economica della fase 2. Un "Los von Rom" rivisto in "Los von Conte" che non è dispiaciuto a molti.

Un distanziamento non molto diverso da un principio che torna periodicamente a far sentire il rintocco delle sue inquietanti campane. Via da Roma, è forse questo il futuro dell’Alto Adige? O almeno così vogliono far credere attraverso l’ennesima provocazione. A questo punto si accende un faro sul problema. Non bastava la Calabria, la Sardegna, il Veneto. Ora anche l’Alto Adige si schiera contro il governo centrale. Contro le inefficienze e le sbandate di una Roma "matrigna".

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