Arriva il Var a chiamata, arbitri "commissariati"

Il Var non lascia ma raddoppia. La Federcalcio si mette a disposizione, come abitudine ormai consolidata, per testare la chiamata degli allenatori o, mi auguro, dei capitani delle due squadre a rivedere le immagini di un episodio controverso. Chiamasi challenge e on field review, tanto per darci un'aria internazionale, e secondo il Minculpop federale risponderebbe alle richieste delle società nel desiderio di mettere fine a polemiche e affini.

Trattasi in verità di una spinta che arriva da Fifa e Ifab (che sono la stessa cosa, in fine) per aumentare il potere degli arbitri e, soprattutto, per dare allo staff che segue le partite la possibilità di intervenire, di suggerire all'arbitro di campo la più corretta decisione, così smentendo platealmente quanto asserito da Nicola Rizzoli a specifica domanda di Carlo Ancelotti: «Voglio sapere chi arbitra il Var o l'arbitro in campo?». Il designatore ribadì che l'arbitro era ed è il giudice finale, tanto per non delegittimare la categoria e la storia della stessa, anche se, dovendo ritornare all'antico, l'arbitro in origine era definito referee perché era colui al quale riferiva un altro giudice, detto per l'appunto Umpire, per risolvere il contenzioso tra i capitani delle due squadre in campo. Lo stesso referee stava seduto in una area vicina al terreno di gioco e a partire dal 1891 diventò arbitro di campo e con lui i due assistenti di linea. Un poderoso salto indietro ma con costumi, rispetto, regolamenti e interessi stravolti.

Il Var è stato introdotto per garantire margini di giustizia superiori a quelli che hanno macchiato il calcio o ne hanno condizionato il regolare andamento. In verità lo strumento tecnologico è di per sé vicino alla perfezione a differenza della classe dei giudici chiamati a utilizzarlo. Se nel caso del fuorigioco (con regole attuali contrarie a qualunque principio sano del gioco, per cui si è in off side per un naso, un gomito e simili) le immagini evidenziano l'irregolare posizione di un calciatore, così come la goal technology ha definitivamente cancellato le sviste clamorose, il Var, introdotto dalla nostra Federcalcio al tempo della presidenza Tavecchio per ragioni squisitamente (!) politiche, ha creato confusione non soltanto in Italia ma in Spagna, Germania, Francia e Inghilterra, per citare i campionati di maggiore richiamo. Non a caso ieri Gravina ha invitato gli arbitri a usarlo di più nei casi controversi «sin da subito».

L'introduzione del challenge (si dovrà definire a quante chiamate avrà diritto ciascuna squadra ma quando verrà raggiunto il tetto, che accadrà con un nuovo episodio discusso?) serve a calmare gli animi ma è una astuta presa in giro di chi non ha ancora capito in che mani sia finito il giocattolo più bello del mondo. Prepariamoci a un nuovo football, sempre più scientifico, con nuove regole ma con gli stessi mediocri giudici, pilotati, utilizzati per motivi politici e non sportivi. Lo ha detto per primo Bill Shankly, scozzese, leggenda del calcio britannico con il Liverpool: «Gli arbitri conoscono le regole ma non conoscono il gioco».

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